Segnalazione “Il crollo dei confini” di Gabriele Moltrasi

 

 

 

Nella penisola di Iris un potere arcano consente ad alcuni esseri umani, definiti Atian, di entrare in sintonia con gli elementi naturali preponderanti nei luoghi in cui vivono, al punto di piegarli al proprio volere.
La civiltà che fondano prospera grazie a un iniziale impiego edificante di tali poteri. Nonostante abbiano origine dall’armonia, le abilità Atian vengono presto asservite alla guerra e la società scivola nel caos.

Nikrìo Hìver ha vent’anni, è un Atian dell’acqua e del gelo originario del Regno di Liod, uno degli otto in cui Iris si è frammentata per via dei conflitti. Superstite di un’infanzia difficile, potrebbe perdersi nel rancore, si ostina invece a seguire il suo buon cuore. Una misteriosa richiesta d’aiuto lo condurrà su una strada nuova e sconosciuta, un viaggio in cui scoprirà la vera amicizia, l’amore, ma anche la paura di non esserne all’altezza e di perderli. Affronterà la rabbia che prova soprattutto nei confronti di se stesso e, comprendendo l’essenziale gratuità dei sentimenti più puri, sarà finalmente pronto a schierarsi in una guerra senza speranze, scoprendosi disposto non più solo a morire ma anche a vivere per ciò che ama.

Il seme della rinascita resisterà al primo inverno, ma la sfida per il cuore dei popoli di Iris è appena iniziata e il nero farà presto la sua prossima mossa.

Tra le righe

Molti purtroppo si fermano a considerare il genere fantastico come una favola per bambini, ma come scrisse Neil Gaiman parafrasando G.K. Chesterton: “le storie fantastiche sono piene di verità, non poiché ci raccontano che i draghi esistono, ma perché ci insegnano che possiamo sconfiggerli.” La patina cangiante del fantasy permette ai lettori di non restare impigliati nei pregiudizi che tutti, chi più chi meno, ci costruiamo in riferimento alle dinamiche sociali della quotidianità.

La chiave di lettura viene distillata nel motto di uno dei regni che compaiono nella Saga, il più giovane tra l’altro. Il motto è: limites habet qui eos sibi ponit. Gioca sull’ambivalenza del termine limes-limites, che tanto ci ha dannato durante le versioni latine negli anni del liceo. Limes ha un’accezione più concreta quando va a denotare i confini dell’impero, di un regno, il confine tra ciò che siamo noi e ciò che è altro da noi. Il confine è una barriera, un muro che ci protegge, ci divide dallo sconosciuto, che denota il perimetro dell’essere.  C’è poi l’accezione di strada, di via tesa all’orizzonte, al limite; e saper superare propri limiti, poter valicare i propri orizzonti ha chiaramente una valenza positiva poiché ci spinge a crescere, ad evolverci, a scoprire cosa c’è al di fuori della nostra comfort zone. Certo, questo significa anche avere il coraggio di addentrarsi su un terreno ignoto.

I personaggi e le loro scelte sono il fulcro della storia. Nikrio è infatti solo uno dei protagonisti che giocheranno un ruolo nelle sorti della penisola di Iris. Molto dipenderà dalla loro capacità di trovare un equilibrio tra la consapevolezza necessaria per tracciare i contorni della propria identità, e il coraggio di non restarne prigionieri quand’è il momento di allargare i propri orizzonti.

“Sorrise al pensiero che con lo stesso numero di mattoni gli uomini potessero costruire muri oppure ponti.”


Gabriele Moltrasi laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, nella quotidianità si occupa di affari istituzionali e regolazione dei mercati dell’energia. Eclettico, viaggiatore per studio, lavoro e passione nei confronti del folklore dei popoli.

Sulla pagina Amazon è possibile leggere l’inizio del libro: https://www.amazon.it/Iris-crollo-confini-Gabriele-Moltrasi/dp/8833234282

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