Recensione “Un insignificante borghese” di Emanuel d’Avalos

 

 

 

 

A volte le persone sono quello che sembrano, altre volte invece sono diverse da come appaiono. Ma accade anche che alcune assumano diverse sfaccettature e peculiarità a seconda dello stato d’animo in cui si trovano e della realtà nella quale sono di volta in volta calate.Se ne accorgeranno Elena, bellissima trentenne impiegata in una società di un gruppo di marketing, e il suo diretto superiore, Manilo, dispotico e scontroso eppure al tempo stesso affascinante quarantenne col quale trascina avanti un rapporto di lavoro problematico e controverso.

Lui è il capo, lei la sua dipendente.

Lui è abituato a comandare, tiranneggiare, imporre; lei è costretta a subire, a tollerare, a ingoiare umiliazioni.

Lui è bello, potente, intimidatorio, lei è “un’insignificante borghese”.

Le dinamiche di sottomissione e dominazione vissute in ambito lavorativo, però, cambiano improvvisamente quando Manilo decide di far entrare Elena nel suo mondo privato, cedendole il comando e il potere.

Ciò che accadrà fuori dall’ufficio e dalla solita quotidianità innescherà un’intensa inversione dei ruoli che libererà entrambi: Manilo uscirà allo scoperto mentre Elena conoscerà un aspetto di sé che mai avrebbe immaginato la rappresentasse.

Un breve racconto realizzato attraverso un linguaggio scorrevole ed esplicito.

La prima parte a mio avviso è piuttosto veloce e questo potrebbe penalizzare un po’ il coinvolgimento emotivo del lettore, ma le parti successive incuriosiscono e catturano.

Un breve racconto per gli amanti del genere erotico e del BDSM.

 

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