Recensione “ Terra 2.0” – Serie: Titano #3 Di GotenS

Quello che i suoi occhi stavano vedendo era impressionante. File e file di letti con creature dalla pelle azzurra che stavano morendo. Emily sentì il suo animo spezzarsi per la paura di non essere arrivata in tempo per aiutare questa razza che aveva cercato di invaderli non una ma ben due volte.

Scegliere il suo primo paziente per iniettare la cura non è una cosa difficile: Naglfar è diverso dai cloni, la sua struttura non lo classifica come guerriero, forse è stato quello che l’ha fatta decidere che fosse lui il primo a beneficiare del siero, o forse vederlo così malato, disteso sul letto in attesa solamente della sua fine.

Scoprire la verità su Naglfar la sconvolge e inizia a porsi tante, troppe domande, vederlo in catene non migliora la situazione, sentirsi dire che nonostante tutto ciò che lui ha fatto per il suo popolo deve essere trattato come un criminale è una cosa che la ferisce e la irrita, si rivede in lui e sa cosa vuol dire obbedire agli ordini prendendosi la colpa di scelte non completamente sue. Non è giusto.

Forse è per quello che sfida gli ordini di Connor e riesce ad ottenere anche l’aiuto di Deimos, il titano non è riluttante ad aiutarla, nonostante il loro trascorso su Titano non fosse amichevole.

Probabilmente dovrebbe sentirsi in colpa per come sta facendo preoccupare l’equipaggio ma trovare Naglfar e adattarsi alle sue parole è molto più semplice di come avrebbe mai potuto immaginare, c’è una promessa di libertà dalle sue emozioni dolorose che la spingono verso quella figura alta e azzurra.

È grazie a Naglfar che scopre un’intera cittadella ben protetta da interferenze esterne: al suo interno vivono famiglie intere con bambini.

La madre di Naglfar è una curatrice e si occupa dei bambini permettendo a Emily di studiarli e passandole ogni informazione che potrebbe essere utile per sconfiggere l’epidemia che li sta uccidendo.

Questo passa in secondo piano una sera, quando si accorge che tutto ciò che Naglfar sta facendo per lei equivale a un corteggiamento. Quasi si sente mancare l’aria per la scoperta che questo implica. Non è sciocca, sa perfettamente che nel momento in cui lui smetterà di essere attratto da lei tutto tornerà esattamente come prima.

Emily sa che la sua vita non ha niente per cui valga la pena andare avanti, decide che troverà la cura e quando Naglfar sarà stanco i lei se ne andrà senza storie e chiederà asilo su Titano.

 

Il paranormal non è il mio genere preferito, però a volte mi diletto a leggerlo.
Non sono quindi ferrata e molto preparata sui punti di forza del genere, pertanto la mia recensione nasce solo dalle emozioni vissute, dalla trama avvincente o meno e dalla caratterizzazione dei personaggi.
Detto ciò, posso dire che questo libro nel complesso è stato piacevole. È il terzo e forse l’ultimo della serie scritta da questa autrice italiana.
Narra l’avventura in un futuro non specificato di Naglfar e della dottoressa Emily, descrivendo l’amore nato fra due esseri molto diversi.
Il popolo di Naglfar , alias alieno, sta morendo e gli umani hanno la cura, quindi questi dovrà imparare a vedere oltre il disprezzo e la rabbia che prova per la loro razza.
La storia è un clichè scritto bene. Una contestazione, però, la faccio nel modo di esporre la narrazione.
Il libro si divide in due parti, anche se la narrazione è scritta in terza persona, la prima parte narra le vicende attraverso gli occhi della protagonista e la seconda attraverso il punto di vista di Naglfar. In questa seconda parte ho trovato la narrazione ripetitiva, ho riletto in pratica due volte la stessa storia solo da un punto di vista diverso e se nella prima parte mi sono entusiasmata e immersa appieno nella storia, nella seconda mi sono annoiata e sono arrivata all’epilogo stanca e delusa.

Giovanni

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