Recensione “Stranizza” di Valerio La Martire

 

 

 

Sicilia, estate 1980. Da una radio la musica di Franco Battiato si mischia al frinire delle cicale e allo spumare delle onde tra Scilla e Cariddi. Due ragazzi sono sdraia­ti all’ombra di un pino marittimo in un agrumeto sulle sponde del mare. Il sole sopra di loro, gli aghi di pino sotto la pelle. Ma l’unico movimento è quello del vento.
Stranizza è la storia di due ragazzi che si sono innamorati una mattina di giugno. Che hanno vissuto un’estate insieme e che hanno sognato che una stagione potesse diventare una vita. Ispirata ai fatti reali del delitto di Giarre, una storia che parla d’amore e dell’odio cieco e immotivato che nasce dal pregiudizio.

Mi ritrovo ogni volta a corto di parole, mille pensieri vorticano in testa, ma fanno fatica a uscire ed essere gridati al mondo come è giusto che sia.

Stranizza, un libro che ho letto circa quattro volte, una storia vera, un pezzo di storia che merita di essere ricordato e, soprattutto, un caso che andrebbe approfondito e riaperto, perché la memoria non può e non deve dimenticare.

Ogni volta che prendo il libro in mano, mille emozioni si agitano e fanno a gomitate nello stomaco per tutta la lettura del libro.

La penna dell’autore ci lascia a bocca aperta e, in questa ultima edizione edita Rizzoli, si è superato.

Stranizza parla di amore, un amore proibito in un’afosa Sicilia dei primi anni ’80, un amore nato tra due ragazzi che si incontrano per caso e il filo che li unisce piano piano li porta all’amore.

Lo sfondo di una Sicilia calda, con i suoi agrumeti, con le fiere di paese, con l’Etna che scuote il suolo e il profumo immancabile del mare, vede questi due giovani scoprire se stessi e il loro essere “diversi”. Diversi per una società che non comprende e che non vuole vedere, per una società che non permette sbagli e soprattutto non permette e non accetta l’omosessualità, una società che ha versato il sangue di due ragazzi per il “rispetto” verso la famiglia e verso il paese.

Scrivere questa recensione è difficile, vorrei dire mille cose, ma il groppo che chiude la gola fa fatica a lasciar defluire le parole.

Ho riletto Stranizza per l’ennesima volta, non mi stancherò mai di leggerlo, nonostante il dolore che provoca all’anima, nonostante le lacrime che si versano, perché è sempre bello leggere di un amore puro e bello, di un amore di un’estate, che non ha avuto il modo di crescere e liberarsi dalle costrizioni dei pregiudizi, di un amore che avrebbe potuto essere meraviglioso e duraturo, ma che ha visto la sua fine sotto un pino marittimo in un agrumeto. Un pino marittimo che proteggerà per sempre le anime di questi due giovani che si sono giurati amore eterno.

Un libro carico di particolari, dove la ricerca dei fatti è evidente e dove il lettore si immerge completamente.

Consigliato? Io direi proprio di sì, Stranizza va letto e soprattutto va tenuto vicino al cuore.

 

 

firma Claudia

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