Recensione “Rosso è il colore del destino – Parte seconda” di Roberta Fierro

 

 

 

“In Giappone, si dice che ogni persona, quando nasce, porta un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Seguendo questo filo, si potrà trovare colui che ne porta l’altra estremità legata al proprio mignolo: essa è la sua anima gemella. I due saranno destinati ad incontrarsi, e non importa il tempo che dovrà trascorrere prima che ciò avvenga, o la distanza che li separa; quel filo che li unisce non si spezzerà mai”.Nella seconda parte di “Rosso è il Colore del Destino”, Calix e Erin si trovano coinvolti nel piano di vendetta e sete di potere di Re Jago, che mette in pericolo la loro vita e quella dei loro cari. Le rivelazioni che li attendono lungo questo difficile cammino metteranno a dura prova non solo il loro rapporto, ma anche tutto quello che credevano di conoscere sul loro mondo e su loro stessi. Con la conclusione della sua duologia Urban Fantasy, Roberta Fierro conferma la sua maestria nel miscelare avventura, pathos e romanticismo, senza rinunciare a una gradevole patina di umorismo e a riflessioni non banali sulla natura umana: perché il mondo di Erin e Calix è, in fondo, più vicino al nostro di quanto si possa pensare.

Secondo e ultimo libro della duologia.

Se me l’aspettavo diverso? Sì. Mi è piaciuto lo stesso? Cavolo, sì!!!

Amo l’urban fantasy ma non tutti sono in grado di scriverlo. C’è chi ci prova e poi c’è chi, come la Fierro, ci riesce e anche bene!

Mi piace come scrive l’autrice, mi è piaciuto il modo in cui ha deciso di impostare la storia, sono davvero sollevata di non aver dovuto attendere il secondo libro, come tanti altri lettori!

Entrambi i libri consistono di poche pagine (circa 220 pagine l’uno) e la scrittura è talmente scorrevole che si leggono in un attimo. È bello non dover leggere per forza una quantità indefinita e infinita di pagine per leggere un urban fantasy bello e completo. Ho apprezzato il fatto che niente venga lasciato al caso o in sospeso. Viene spiegato tutto senza girarci troppo intorno né senza troppi dettagli.  Ha un finale chiuso ma che lascia aperti diversi spiragli: la duologia è fine a se stessa ma, se l’autrice volesse, potrebbe creare degli spin-off e proseguire con la saga.

 

Il secondo romanzo riparte esattamente da dove eravamo rimasti, come se non avessimo mai girato l’ultima pagina del primo libro. Scopriamo, insieme ad Erin, la sua vera storia, il motivo per cui il padre l’ha dovuta abbandonare, fingendosi morto, e soprattutto possiamo tastare con mano quanto sia coraggiosa la nostra protagonista. Nella storia si impone anche Lexi, la migliore amica, che non viene lasciata in disparte come sarebbe potuto accadere in altri romanzi: aumenta l’importanza di questa figura, diventa essenziale nella storia, anche se sempre in secondo piano.

La voglia di fare qualcosa di importante nella propria vita, senza fossilizzarsi né accontentarsi, di pensare a se stessi senza essere egoisti, di annullarsi all’evenienza, per una causa superiore, sapere di rischiare la propria vita per amore degli altri… C’è questo e molto altro tra le pagine del romanzo che va letto perché merita davvero!

L’autrice scrive: “Ciò che mi auguro è che Calix ed Erin abbiano lasciato una traccia dentro ognuno di voi, un’impronta (magari di volpe) che non dimenticherete mai. Grazie per essere arrivati alla fine di questa avventura insieme a me.”

Beh, che dire? Grazie a te per averci resi partecipi di quest’avventura e sì, tranquilla, qualcosa di quei due scapestrati ha lasciato una bella impronta ben definita, almeno dentro di me.

firma Claudia

 

 

 

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