Recensione “Roma in fiamme” di Roberto Fabbri

 

 

 

Vespasiano è appena diventato governatore della provincia d’Africa. Nerone, il folle imperatore dal temperamento imprevedibile, gli ordina di intraprendere un viaggio con i suoi uomini più fidati in una regione remota per liberare duecento cittadini romani che sono stati resi schiavi. Quando Vespasiano arriva per negoziare la loro liberazione, sperando di poter presto fare ritorno a Roma da eroe, scopre che l’intera popolazione di schiavi è sull’orlo di una rivolta. Non ci sono eserciti per controllare i tumulti ed è solo questione di tempo prima che la situazione degeneri nel caos. Dovrà fare ritorno insieme ai romani liberati fuggendo nel deserto. E con i ribelli che incalzano alle loro spalle, la sete e la stanchezza potrebbero rivelarsi fatali. È una disperata corsa contro il tempo per la sopravvivenza. Ma intanto, a Roma, le stravaganze dell’imperatore destano grande preoccupazione. I senatori temono per la loro vita e persino i più vicini a Nerone cominciano ad abbandonare la città, timorosi di ritorsioni. Chi potrà salvare Roma e riportare l’ordine?

Continua la seria di Vespasiano, dopo l’infanzia descritta nei primi libri ritroviamo Vespasiano adulto, governatore della provincia d’Africa.

Alle prese con gli intrighi della corte imperiale, Vespasiano prima affronta un’avventura africana, confrontandosi in seguito con l’incendio della Capitale e la morte della moglie.

Si sviluppano tra le pagine gli intrighi dell’imperatore di quel tempo e il ritorno di un antico nemico.

Un romanzo prettamente storico, dove vivi e respiri l’Antica Roma, sotto l’assedio di nemici, senatori fuori controllo e un imperatore che lotta per la sopravvivenza.

Aspetto con ansia il capitolo conclusivo della serie, un romanzo da non perdere per l’adrenalina e lo spirito di avventura che regala ogni sua pagina.

Amo il genere, amo Roma, amo gli imperatori e la loro alquanto discussa vita.

Da leggere.

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