Recensione “Per sempre insieme a me” di Lauren Rowe

 

 

 

 

La prima volta che ho posato gli occhi su Lydia Decker, non sono riuscito a parlare. Nemmeno a respirare, però, o a mettere insieme due pensieri coerenti. Non mi riferisco allo stereotipo del ragazzo folgorato dalla bellezza di una donna. Lydia è bellissima, certo, ma non è questo il punto. Ero immobilizzato, strafatto di antidolorifici e avevo l’umore sbriciolato quasi quanto le ossa. Avevo toccato davvero il fondo. Lydia era la mia terapista, e si occupava della mia riabilitazione. È stata il raggio di sole nel momento più buio. L’unica speranza per la mia anima andata in frantumi. E si è dedicata a me con devozione e cura, dopo aver deciso che la sua missione fosse quella di rimettermi in piedi. Era convinta di essere destinata a salvarmi e io ci ho creduto. Mi sono lasciato guarire da lei nel fisico, nello spirito… e nel cuore. E mi sono innamorato perdutamente. Quello che non sapevo e non potevo nemmeno immaginare è che Lydia Decker aveva molto più bisogno di qualcuno che la salvasse di quanto ne avessi io.

Un amore a prima vista.

Possono due sguardi incrociarsi per la prima volta e capire che l’amore a prima vista esiste?

La risposta la troveremo leggendo questo romanzo che non ti lascia neanche il tempo di respirare, di elaborare un dolore, di capire se è vero amore.

Tutto inizia con il grave lutto che colpisce Lydia: il suo adorato marito, primo soccorritore, muore in un intervento sul campo, lasciandola solo con “quasi” tre figli.

Viviamo nelle prime pagine il dolore di Lydia, la sua incapacità di andare avanti, la sua voglia di aggrapparsi al bip del macchinario che tiene in vita Darren.

Il capitolo successivo si apre con l’incidente alcuni anni dopo, precisamente tre, di Colby, la sua quasi morte e la sua alquanto strana famiglia.

Lei la fisioterapista, lui il paziente, lei il suo angelo “sei il lato positivo del momento peggiore della vita. Un angelo bellissimo”, lui riuscirà a portare la corazza e il cavallo bianco del principe azzurro?

Un romanzo dove si percepiscono tutte le sfumature dell’amore: dapprima la passione, ma anche la debolezza, il dolore non elaborato, la famiglia spezzata.

Ho sofferto assieme a Lydia per la perdita di Darren, descritto in quasi tutti i capitoli, dove si evidenzia quell’amore che li legava, custodito ancora nel cuore.

Ho sofferto con Colby, per la sua insicurezza e paura di non riuscire ad essere all’altezza dell’amore di un marito e di un padre, la paura di essere solo un diversivo, la paura de “Mi spezzerà il cuore”.

Un amore paziente, devoto, dolce e delicato, ma anche irruento, bisognoso e passionale.

Ho adorato la piccola Izzy-principessa, ho amato Colby in veste di padre improvvisato, e il suo amore incondizionato per Lydia e i suoi figli. Ho riso fino alle lacrime con la mafia Morgan, quei tipi strani, dai soprannomi impossibile da ricordare tutti.

“L’ho amata dal primo momento in cui l’ho guardata. E ora che ho conosciuto i suoi figli, so che posso amare anche loro”, e capire che l’amore è infinito e indivisibile.

“L’amore è incasinato, fa paura ed è rischioso. Amare è rischiare. E’ come camminare in equilibrio su una corda sospesa tra due grattacieli, come buttarsi da un aereo a diecimila metri d’altezza e avere fiducia che il paracadute si aprirà.”

Vi lascio con questa frase del libro, una descrizione così minuziosa dell’amore, che ti lascia senza altre parole da aggiungere.

SENSUALITA’:

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