Recensione “L’impero del vampiro” di Jay Kristoff

 

Sono passati ventisette lunghi anni dall’ultima alba. Per quasi tre decenni, i vampiri hanno mosso guerra all’umanità; hanno costruito il loro impero eterno, a costo di demolire il nostro. Ormai, solo poche minuscole scintille di luce resistono in un mare di oscurità. Gabriel de León, metà uomo, metà mostro e ultimo dei Santi d’argento – confratello nonché una delle migliori spade del sacro Ordine d’argento, dedito a difendere il regno dalle creature della notte –, è tutto ciò che si frappone tra il mondo e la sua fine. Imprigionato dagli stessi mostri che ha giurato di distruggere, è costretto a raccontare la sua storia. Una storia di battaglie leggendarie e amore proibito, di fede perduta e amicizie trovate, della guerra del Re Sempiterno e della ricerca dell’ultima speranza rimasta all’umanità. Il Sacro Graal.

 

Primo volume della nuova serie del creatore di best seller australiano Jay Kristoff.

Dopo essermi smarrita nel mondo di Mia Corvere in Nevernight, eccomi approdare in un regno afflitto dal sine die, dalla riscossa degli esseri delle tenebre e di coloro che gli danno la caccia: i Santi d’argento.

 

“Siamo la fiamma d’argento che arde tra l’umanità e la tenebra. Cacciamo e uccidiamo i mostri che vorrebbero divorare il mondo degli uomini. Fatati e caduti. Danzavespro e stregoni. Risorti e abbietti. E oui, persino sanguenobile. Un tempo i vampiri vivevano nelle ombre. Ma ora i sanguenobile non temono il sole”

Gabriel de Léon, ultimo Santo d’argento, colui che ha ucciso il re Sempiterno, racconta la sua storia al suo carceriere, il sanguefreddo Jean-Francois della stirpe Chastain.

 

Da come, ragazzino cresciuto credendo di essere figlio di un fabbro, si scopre essere un sangue pallido; il feroce ripudio della sua comunità e il suo salvifico reclutamento presso il sacro Ordine d’Argento a Santa Michon. L’addestramento del Maestro mano grigia, la rivalità con i compagni, lo scherno per non appartenere a una stirpe, la caccia ai vampiri e agli abbietti con i valorosi Santi d’argento, il suo amore per una novizia della Sorellanza d’argento.

 

“Il figlio di un fabbro senza la minima idea del futuro che lo stava per travolgere a testa bassa. E ora eccomi lì, vestito di nero e inciso d’argento. Confesso di non essermi mai sentito così vivo.”

 

Mezzosangue guerriero, dal corpo tatuato con inchiostro e argento, sfoderano spade magiche, hanno la fede e la forza di Dio a incendiarli. I poteri derivanti dalla loro ascendenza immortale li rendono superiori ma la “sete” è il risvolto della medaglia che cercano di tenere a bada con il sanctus, una polvere di sangue del nemico che placa la brama e amplifica la loro forza e resistenza.

Perlustrando città dopo città, trovano vittime degli eserciti delle tenebre, rimanendo sempre un passo indietro all’abominio.

Anni dopo, Gabriel, divenuto il famigerato Leone nero, si rimetterà in gioco con una nuova compagnia formata da un prete e una suora, una guerriera con la sua leonessa, un menestrello e un giovinetto, alla ricerca del santo Graal, mettendo a frutto l’esperienza maturata negli anni e le tattiche di guerra pur di aver salva la vita.

I due piani temporali narrativi, quello degli anni dell’adolescenza e quello della maturità, si intrecciano durante la conversazione con Jean Francois, fra considerazioni, chiarimenti, bottiglie di vino, disegni al carboncino e interventi di ammaliate al servizio del sanguefreddo.

Un lunghissimo racconto costellato da battaglie feroci, promesse da mantenere e tentazioni dalle quali rifuggire. Inseguimenti nelle foreste, interminabili viaggi a cavallo in condizioni avverse per combattere gli abomini e potersi così guadagnare il perdono del Creatore per essere nati loro stessi come frutto di un’unione bastarda.

Momenti catartici quelli della battaglia più azzardata, dove poche decine di persone affrontarono diecimila vampiri e solo l’ingegno e l’arguzia avrebbero potuto salvarli.

Ho avuto i brividi quando si è presentata la scena dei pochi Santi d’argento che, dopo aver inalato il sanctus, si spogliarono delle vesti per vestirsi d’argento in mezzo ai ghiacci. Quell’ansia da aspettativa che ti serra stomaco e cuore, non sapendo quanti sarebbero sopravvissuti e se avrebbero potuto fermare l’esercito del sempiterno.

I personaggi che animano questo romanzo sono decisamente politically incorrect: spietati, la bocca piena di insulti e metafore da fare vergognare i più timidi, ma così autentici nella loro rudezza da non poterli odiare.

 

Una narrazione che mi ha coinvolto totalmente: il dolore di Gabriel di fronte alla devastazione del suo mondo, è diventato il mio; nemici che diventano famille, compagni che costituiscono l’unica casa che potrai avere, consorelle che minano il giuramento solenne.

 

“L’amore forgiato nei fuochi del combattimento è strano e feroce. Una fratellanza scritta solo nel sangue”

 

Wordbuilding sempre eccellenti vengono partoriti dalla mente di questo brillante autore, in questo caso ricordano ambienti seicenteschi francofoni, il lato B oscuro di un mondo ricco di magia e superstizione. La penna di Kristoff regala sempre emozioni, il suo lessico ricercato ci trasporta nei suoi mondi di fantasia costruiti nei minimi dettagli. L’utilizzo dei suoi termini curiosi da una parte rispecchiano il suo marchio di fabbrica, dall’altra però ci sanno di dejà vu.

Dopo aver passato più di 700 pagine in compagnia dei personaggi, sento un terribile senso di perdita ad averlo terminato. Ma la storia non è conclusa e il seguito sta per essere pubblicato nel paese d’origine, ancora qualche mese di attesa per rituffarci in questo mondo cruento, spietato ma affascinante.

 

“Quando il tuo intero mondo sta andando all’inferno, tutto ciò che ti serve è qualcuno che conosca la strada per arrivarci”

 

 

Anna

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