Recensione “La figlia del diavolo” di Katee Robert

 

 

 

Crescere in una piccola città non è facile, specialmente se sei la figlia della leader della setta locale. Dieci anni fa, Eden Collins ha lasciato Clear Springs, nel Montana, e non ha mai avuto ripensamenti. Ma quando vengono alla luce i cadaveri di giovani donne assassinate, i cui corpi sono stati violati e marchiati con i tatuaggi che contraddistinguono i seguaci di sua madre, Eden, che ora è diventata un’agente dell’FBI, non può fare finta di niente.

Allo sceriffo Zach Owens non piace l’idea di mettere Eden in pericolo, nonostante sia una agente addestrata. E sicuramente non si aspettava di essere così attratto da lei. Per quanto sembri calma e rilassata, lui sa che lei non è felice di quel ritorno a casa. Zach la vuole proteggere: dalla madre, dalla setta e dal male che si nasconde dietro i cancelli chiusi di Elysia. Ma Eden è l’unica chiave per quel gruppo così riservato, e potrebbe essere più vicina all’assassino di quanto si possa sospettare…

Titolo perfetto per la sua ambivalenza di significato: fa riferimento sia alla protagonista femminile, sia alla sensazione di tale personaggio di essere la figlia del diavolo.

La storia parla di un’agente dell’Unità di Analisi Comportamentale del FBI, che si prende una “vacanza” per tornare nei luoghi della sua infanzia, che l’hanno segnata a vita e da cui era fuggita appena aveva potuto. Il motivo del ritorno è una foto, inviatale da uno sconosciuto, che ritrae la vittima adolescente di un omicidio, che si rivelerà essere il primo di una serie. Il suo pensiero fisso è che ci sia la madre, dietro all’omicidio, essendo una donna crudele e calcolatrice, a capo di una setta, che le ha provocato non pochi incubi, durante la crescita.

Come la narrazione prosegue, veniamo a conoscenza di diversi personaggi, ognuno dei quali da’ maggiore spessore al romanzo, rendendolo più vero e facendo entrare il lettore dentro alla storia. Riusciamo senza problemi ad amare e odiare le diverse figure, ognuna con caratteri e personalità molto ben definiti.

Ho apprezzato tantissimo la caratterizzazione dei personaggi, a partire dalla protagonista che mi ha catturata e ha catalizzato la mia attenzione su di sé, e il rapporto tra i vari personaggi.

Ad un certo punto del libro, quando viene data un’informazione ulteriore su chi potesse esserci dietro ai crimini, ho pensato ci fossero due dei personaggi di cui veniamo a conoscenza. Scoprire, alla fine, che avevo ragione a metà mi ha soddisfatta, perché ho avuto una sorpresa che non mi aspettavo. Non amo capire subito chi è il colpevole, quindi non averlo capito in pieno, ha cancellato quasi del tutto la delusione che avrei provato in caso contrario. Dico quasi del tutto, perché il movente l’avevo capito abbastanza bene.

Mi è piaciuta la contrapposizione tra la voglia di contrastare una madre-diavolo e quella di volersi avvicinare, inconsciamente, a qualcuno che non è in grado di dare amore se non con secondi fini. Ho amato l’impostazione della storia che regala una lettura scorrevole, non troppo veloce e piena di vita.

Consiglio questo romanzo agli amanti dei thriller, anche psicologici, che non vogliono farsi mancare quel briciolo di romanticismo.

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