Recensione “La cabina telefonica” di Lara Amore

trama

Un’avventura psichedelica plurisensoriale nella giungla urbana multicolor.
Una corsa o forse una passeggiata?
Sogno o inconsapevole risveglio?

recensioneVorrei dire all’autrice che il mio giudizio è puramente personale, che non vuole essere una critica distruttiva, e che ciò che il suo racconto mi ha trasmesso non ha nulla a che vedere con il messaggio che intendeva sicuramente far passare. Probabilmente sono stata poco ricettiva.
Cominciamo dalla copertina, dove viene rappresentato il nulla. La sensazione di vuoto e di incompletezza me l’ha trasmessa tutta.
Passiamo al titolo, che non ha assolutamente nulla a che vedere né con la storia, né tantomeno con i personaggi descritti nel racconto.
Proseguo con la storia: quattordici pagine, quindi si parla di un racconto breve, brevissimo, praticamnete della lunghezza di un capitolo. Se letta nel contesto di un gruppo di raccolte ci può anche stare, o se magari condiviso in un blog personale. Ma il prezzo di 1,49 € mi sembra eccessivo.
Una serie di passaggi, o meglio salti, da un’emozione sconclusionata a un altro delirio.
Sforzandomi posso percepire l’intenzione dell’autrice di trasmettere le sensazioni di una società confusa, che travolge e sconvolge, ma in un delirio letterario di questa portata, in così poche pagine, io sinceramente mi sono sentita come quella cabina telefonica del titolo: ho pensato “io qui che ci sto a fare? Sono a disagio, sono confusa, forse mi sono drogata?”
Mi perdoni l’autrice, poiché sono certa di non essere stata all’altezza di comprendere la sua opera, e me ne dispiace. Non mi sembrava né un fantasy né un sogno, piuttosto un incubo.
La protagonista sta chiamando un numero di cui non conosce l’appartenenza, parla con un certo Maurizio che le dice di essere un ragazzo che però lei non conosce e non ricorda, poi ci passeggia mano nella mano. Si fa distrarre dai muri, dalla voglia di scappare, di correre. Sembra la storia di una donna in preda a delle crisi di panico.
Non darò un voto, poiché non mi sento in grado di farlo.
Ho trovato questo racconto simile a una corsa spasmodica che non mi ha portata da nessuna parte. Se l’autrice voleva trasmettere il disagio della nostra esistenza, sarebbe stato interessante vederlo evolversi nel contesto di una storia articolata in maniera migliore.
L’uso di belle parole, anche molto significative, ha perso efficacia dopo la seconda frase.
Mi scuso di nuovo e spero sinceramente di avere l’opportunità di leggere altro di questa autrice.

Recensione:

FirmaMarinaB

Editing:

pandora

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