Recensione “La biblioteca dei libri perduti” di Claudio Aita

Geremia Solaris è tornato nei luoghi della sua giovinezza convinto di poter dimenticare, almeno per un po’, il male infinito vissuto a Firenze. Ma uno strano messaggio lasciatogli da quel bibliotecario che lo ha introdotto al mondo dei libri e che si è suicidato, in circostanze mai chiarite, trent’anni prima lo trascineranno in una realtà oscura che mai avrebbe immaginato di trovare anche lì, in un luogo così periferico, ai piedi delle sue montagne e all’ombra di quell’antica biblioteca che lo aveva visto crescere.

Inizierà così un percorso allucinato fra strane morti, antiche divinità mai sopite, manoscritti nascosti, codici da decifrare, processioni di morti, riti blasfemi e libri capaci di evocare i demoni. In un turbinio di vicende dove tutti recitano una parte e dove Geremia scopre che l’affetto di un maestro o l’amore di una donna forse non sono quello che appaiono a prima vista. In un mondo dove gli unici sentimenti che sembrano vincere su tutto sono la paura che viene da molto lontano e l’odio, un odio incontenibile e assassino.

Riuscirà Geremia a sopravvivere ai suoi fantasmi e alle forze oscure che lo minacciano e a risolvere un mistero, quella della morte del suo maestro, che a distanza di trent’anni tutti hanno ormai dimenticato?

 

Una caccia a un manoscritto dai risvolti inquietanti e misteriosi.

Ho passato le mie vacanze in Friuli e ho apprezzato molto poter rivivere quei luoghi magici che non vengono considerati dal turismo di massa.

Una terra dura e dall’apparenza ostile ma ricca di storia e, ho scoperto con questo romanzo, ricca di mistero.

Geremia torna nei luoghi della sua infanzia, con un carico emotivo pesante sulle spalle, la scoperta del suicidio del suo mentore durante la sua giovinezza lo lascia pieno di perplessità.

Quando scopre un diario lasciato dal bibliotecario con dentro delle sue fotografie da bambino, viene riportato indietro nel tempo, quando l’uomo lo sfidava con degli enigmi in una caccia al tesoro all’interno della biblioteca Guarneriana. Parte da lì la ricerca di un antico manoscritto nascosto fra i libri, cercando la chiave di decodifica che gli permetterà di individuare la posizione di dove sono state celate le preziose pagine che rivelano fatti misteriosi legati alla massoneria e all’occulto che, verosimilmente, continuano a perpetrarsi.

Il romanzo è molto introspettivo, Geremia deve convivere con i fantasmi del suo passato che lo inducono all’oblio dell’alcool, ma questa sfida gli dona una nuova missione per cercare la verità sulla morte del suo caro insegnante. È circondato da persone che cercano di dargli tutto l’aiuto possibile per svelare il mistero, ma si troverà nella posizione di non sapere più di chi fidarsi. Il sospetto che ognuno nasconda qualcosa è prepotente, e dovrà contare solo sulle sue forze e sulla sua straordinaria capacità interpretativa per svelare l’arcano.

È un romanzo dal ritmo lento e riflessivo, arricchito dalle emozioni che quei luoghi sanno suscitare, talvolta troppo statico per i miei gusti, ma non per questo meno interessante.

Di sicuro, quando tornerò in Friuli, lo farò con occhi diversi, cercando di approfondire la visita dei luoghi che sono stati la culla degli eventi raccontati nel romanzo.

 

firma Anna

firma Claudia

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