Recensione in anteprima “The third-born child. The Tudor Jewels Series #3” di Jennifer P.

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Nessuno sceglie la famiglia in cui nascere. I parenti ti capitano, il resto lo decidi tu.
E io? Io ho sbagliato tutto.
Mi chiamo Louis Rich Victor Tudor, terzogenito della Famiglia Reale più discussa del mondo.
Quello che resta sempre un passo indietro, senza un ruolo preciso, ma capace di lasciare aloni indelebili sulla Corona.
La mia vita è un susseguirsi di eccessi, scandali e prime pagine.
E se c’è una persona che, da un anno a questa parte, posso ringraziare per tutta questa attenzione mediatica… quella è Jasmine Dornan.
Un folletto dai capelli rossi e dagli occhi verde granato. Una paparazza invadente, testarda e – peggio ancora – inarrestabile.
Mi perseguita, mi provoca, immortala e vende ogni mia debolezza, ostinandosi a distruggere ciò che resta della mia reputazione.
Va eliminata!
Così ho deciso: renderò la sua vita un vero inferno.
Solo che Jasmine, all’Inferno, ha già la residenza.
E io? Io sono solo l’ennesimo peccato che dovrà imparare a espiare

Gli incipit dei romanzi di Jennifer sono sempre favolosi, l’attenzione viene subito catturata e, dopo 3 pagine, il cuore dà già forfait… è possibile innamorarsi di una storia ancor prima di iniziarla???

Come tutti i romanzi di questa serie, anche quest’ultimo inizia con una disamina numerologica, in questo caso sul n.3; in una famiglia numerosa il piccolino è quello tendenzialmente più coccolato, meritevole di attenzioni ma, in una Casa reale, non è così.

Se il Due è già un’ombra rispetto all’Uno, il Tre è quasi invisibile. Non è l’erede, né il sostituto. È il figlio ai margini, irrilevante.”

Ed è in questa “sindrome da terzogenito” che Louis, il principe scanzonato che abbiamo già imparato ad amare, si è smarrito; il suo buon cuore e la sua vitalità sono stati sporcati da tutti gli scandali suscitati, che hanno messo in imbarazzo la Casa Reale.

Il ribelle, il dissoluto, il figlio minore che ha mandato a puttane il buon nome dei Tudor. Sono il loro bersaglio da anni, colui che tiene il gossip in vita. Ora che ci penso, dovrebbero ringraziarmi.

Anche se Louis ha rinunciato al titolo, i riflettori non si sono spenti sulla sua vita dissoluta, c’è sempre chi è pronto a coglierlo in fallo: Jasmine, fotoreporter freelance, cameriera nel resto del tempo. La sua fotografia d’autore è stata affiancata da quella scandalistica “Io volevo solo fotografare il mondo, ma per quello ti pagano poco”.

Dietro il suo obiettivo impietoso e la lingua tagliente, vive le ansie di un dramma personale pesantissimo.


Louis anestetizza con alcool e droghe la fame d’amore che lo sta divorando da dentro, facendolo sprofondare in un baratro di scelte pessime, ha bisogno di un legame solido che lo faccia sentire importante, la sofferenza diventa fisica, prepotente, soprattutto quando vede quell’amore nelle altre coppie: 

Mai nessuno che corresse verso di me come se la pelle avesse nostalgia della mia.”

Ma la prima reazione che avrà sarà quella di scaricare la sua frustrazione su Jasmine, incolpandola della sua rovina… Non sa quanto, invece, lei possa diventare la sua salvezza. Per la ragazza, Louis avrà l’odore inebriante del pericolo, quello che impregnava la sua vita precedente, quella in cui si perdeva senza criterio.

Il comune denominatore di questi due protagonisti è l’inferno, ognuno ha la sua personale dannazione, fatta di elementi differenti, creata da motivazioni diverse ma, in algebra, moltiplicare due numeri negativi porta ad un risultato positivo. Succederà anche a loro? I loro demoni si scontreranno portandoli in Paradiso?

Ed è come trovarsi sul ciglio di un burrone… e accorgersi che forse possiamo volare.”

O i segreti li faranno sprofondare ancora più in basso? Perché dopo aver toccato il Paradiso, l’inferno può sembrare ancora più cupo.


Quanto mi piacciono gli enemies to lovers di questa autrice, si insinuano piano piano, strisciando nelle vene dei protagonisti che non possono fare altro che abbandonare le ostilità prendendo coscienza di avere a che fare con qualcosa di nuovo, diverso, che lascia il segno.

Non è una bellezza comoda, la sua. Non è qualcosa che si guarda e si archivia. No. È una bellezza che ti prende a pugni. Che ti si attacca addosso e ti ci resta, anche quando te ne vai”

Jennifer è diventata, nel giro di pochi mesi, un’ amica, i suoi romanzi sono il mio porto sicuro per quando voglio leggere contenuti di qualità, brillanti, ironici ma con la capacità di affrontare temi delicati con una carezza. In quest’ultimo si affronterà la malattia di un’innocente, la disperazione vibrerà nelle ossa, l’impotenza sarà come un pugno nello stomaco, ma avremo sempre la speranza che una vita angosciosa possa trasformarsi in una fiaba, per Jasmine, per Louis e per una sirenetta che si aggrappa alla vita con tutte le sue forze.

Un romanzo conclusivo che metterà sul campo tutta la squadra, sorry, la Royal Family, dandoci ancora il piacere di vederli per l’ultima volta, capire i loro meccanismi affettivi e poterli salutare.

Nessuno sceglie la famiglia in cui nascere. I parenti ti capitano, il resto lo decidi tu. E io? Io ho sbagliato tutto.”

 

 

Anna

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