Recensione in anteprima “La voce delle Ombre (La Tirannide Vol. 3)” di Tanja Mengoli

 

Dalle Ombre giungono voci che vogliono solo essere ascoltate.

Rei Graves muore ogni notte. Pittore dal talento vive gli omicidi attraverso gli occhi delle vittime, dipingendo sulla tela il loro ultimo istante. Perseguitato dagli spettri che reclamano giustizia, decide di usare la sua maledizione per dare voce agli indifesi.

Sean Ephyretios e un necromante capace di evocare i morti, interrogarli, costringerli a parlare. Segnato da un trauma che gli ha lasciato una gamba fuori uso e l’anima in pezzi, ha smesso di credere nel futuro.

Rei e Sean si trovano a collaborare nelle indagini che coinvolgono il NYPD e la Tirannide sui brutali omicidi nel Queens, dove un “Boia” esegue antiche punizioni medievali. Un necromante e un “ascoltatore”.

 

Ecco un altro romanzo che mi ha tolto il sonno. Le storie di Tanja hanno sempre un accesso privilegiato al mio cuore, ne conoscono già la strada… e poi, quando mette in campo la Tirannide, ha già vinto in anticipo!

L’autrice ha costruito questa serie urban fantasy dove i personaggi camminano in una zona grigia che sfuma fra il mondo degli umani e quello degli esseri soprannaturali; la Tirannide è l’organizzazione che si assicura che tutto rimanga, nei limiti, sotto controllo. Questa volta, però, non avremo a che fare con protagonisti “magici”, ma con due uomini che, nella loro particolarità, agiranno sul filo sottile che divide il mondo dei vivi da quello dei morti, condividendo la maledizione di “doni” non richiesti ma subiti.

Da una parte c’è Rei Graves, il “pittore maledetto”, un medium che cade in uno stato di trance, sogna la morte e ritrae le scene di omicidi efferati, continuando ad avere contatti con l’anima offesa finché non avrà giustizia. Quando riemerge dai suoi incubi messi su tela, Rei è un adorabile imbranato, un ragazzo dolce e premuroso che collabora con la polizia e lavora come barman. Eppure, la sua vita è piena di ferite e, nonostante i suoi sorrisi, “si sentiva sempre come fermo, in cima a una scogliera, in attesa di cadere nel vuoto“.

Dall’altra troviamo Sean Ephyretios, un necromante in grado di vedere le anime, evocarle ed entrare in contatto con lo spirito delle vittime per farsi rivelare dov’è stato occultato il loro corpo. Dopo un grave incidente, Sean si è chiuso in sé stesso e, non avendo modo di condividere le sue dolorose esperienze con il marito, ha lasciato che il matrimonio naufragasse.

Il modo in cui entrano in contatto col mondo degli spiriti riserva a entrambi grandi sofferenze, e abituarsi alla violenza di queste esperienze li ha cambiati in modi opposti. Ma nonostante la differenza d’età, sono destinati a incastrarsi alla perfezione. Le loro strade inizialmente si incrociano in modo apparentemente casuale, con una serie di incontri fugaci che lasciano il segno, ai quali la testa continua a tornare. Con una spolverata di ironia (mi perdonerà Ian Fleming) “una volta è un caso. Due volte è una coincidenza. La terza volta è destino…”. “L’universo si era attivato e aveva messo in moto una catena di eventi” per mettere queste due anime strappate sulla stessa via.

La svolta arriva quando entrambi si ritrovano inevitabilmente invischiati nello stesso caso: in questo urban fantasy MM con forti connotazioni paranormal e dal doppio POV, i due dovranno collaborare a un’indagine della NYPD su un serial killer che Rei “vede” nei suoi sogni. Un offender meticoloso e fissato con le torture medievali, un uomo che “si crede giudice, giuria e giustiziere”.

Lavorando fianco a fianco, Sean e Rei avranno da subito un’intesa profonda, basata su esperienze diverse ma drammaticamente simili: “Eri un bambino.” “Come te.”

Ho amato questi protagonisti “rotti”, che resistono alle avversità portando avanti la propria missione con puro stoicismo, ma ho adorato ancora di più quando queste persone con ferite simili sono riuscite a trovarsi e a salvarsi a vicenda. In un mondo in cui le relazioni umane “normali” sono già difficili, trovare qualcuno che sappia “cosa significasse camminare rasente il velo che separava il mondo dei vivi da quello dei morti” sfiora il miracolo.

Terza protagonista assoluta sarà la dolcissima Sibilla, una labrador da assistenza: da essere l’angelo custode di Sean per i suoi incubi e attacchi di panico, lo diventerà anche per Rei. La sua magia? Passare le dita attraverso il suo morbido pelo per riprendere contatto con la realtà…

Con i romanzi di Tanja non so mai quale asso dalla manica tirerà fuori, leggo i suoi libri ormai con fiducia cieca e, ogni volta, non mi delude. I protagonisti di questo ultimo romanzo mi sono entrati dentro come un fumo caldo e aromatico. L’autrice racconta questa storia con il suo inconfondibile stile che mi fa impazzire: inizia in sordina, crea la giusta atmosfera densa, prepara la scena in modo calcolato, posiziona i suoi personaggi strategici, imposta una tensione erotica promettente e poi… poi ci si deve aspettare di tutto.

 

Anna

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