Recensione in anteprima “Howtown – Piccola città” -Serie: Henry Rios #4 di Michael Nava

 

 

 

 

 

 

 

Un caso controverso riporta l’avvocato Henry Rios nella cittadina in cui è nato, mettendolo nella traiettoria di un implacabile assassino.

Sono passati quasi dieci anni dall’ultima volta che Henry Rios ha visto sua sorella, Elena, dopo che una storia familiare dolorosa ha lasciato entrambi segnati da ricordi infelici. Ma la loro riunione è ben diversa da ciò che aveva immaginato: sua sorella vuole chiedergli di difendere Paul Windsor, un loro vecchio conoscente che ha un passato di pedofilia ed è stato accusato di omicidio dopo che la polizia ha rilevato le sue impronte sulla scena del crimine.

La vittima, che smerciava pedopornografia, è stata torturata e poi massacrata di botte in una stanza di motel. L’indagine riporta Rios nel suo vecchio quartiere e lungo una strada tortuosa di ricatti, gelosie e amore malato. Costretto a guardare in faccia i suoi demoni, dovrà affrontare alcune difficili verità su se stesso… e le macchinazioni di un killer spietato.

Con la consueta attenzione ai chiaroscuri dell’anima, Michael Nava ci riporta nella California di fine anni Ottanta per immergerci nel calore opprimente di una piccola città dell’entroterra e in una storia complessa, che intorbida il confine tra carnefice e vittima.    

 

Hi readers Sale e Pepe,

Oggi parliamo in anteprima del libro “Howtown- Piccola città”, quarto volume della serie Henry Rios di Micheal Nava.

Stavolta scopriamo una parte del nostro amato Henry che ancora ci mancava, o meglio di cui avevamo avuto solo piccoli indizi.
Sto parlando della sua infanzia. Infatti, il nuovo caso che seguirà, un caso di omicidio con in mezzo anche accuse di pedofila, lo riporterà nella sua piccola città natale, Los Robles.


“Nonostante Los Robles, Sarah e persino Elena fossero relegate al passato, il passato era un sottile strato di ceneri sparse sulle braci di un fuoco che poteva ancora scottarmi.”


Per prima cosa, devo dire che per me Micheal Nava non scrive libri ma capolavori.
Questa serie, dal primo volume fino a questo, non solo mi è piaciuta, ma mi ha fatto riflettere sulla società, lasciandomi tanto, mi ha “cambiata” e per me questa è una delle cose più belle che possono fare i libri.

Sapete perché dico questo?
Perché anche stavolta il romanzo non è solo un thriller con un protagonista gay ma una storia complessa e ricca di messaggi con un vero e proprio caso giuridico, seguito nei minimi dettagli, sia più tecnici che, soprattutto, psicologici.

Seguire una battaglia legale di Henry Rios diventa uno studio della mente umana attraverso perversioni, ossessioni e malattie di questa, non solo una raccolta di dati per scoprire qualcosa ai fini del caso.

Anche in questo libro infatti ci ritroviamo di fronte ad un’analisi cruda e anche controversa del male. Tutta la vicenda viene raccontata nei minimi dettagli, ma con una leggerezza che fa sì che quasi non ci si rende conto di ciò che si sta leggendo, ovvero di un pedofilo che giustifica e normalizza le sue azioni e un caso di omicidio che gira tutto intorno alla pedofilia stessa. La sensazione di non rendersi conto della durezza della storia lascia davvero stupefatti, o almeno questo è capitato a me.

Il modo in cui tutta la vicenda viene trattata mi ha fatto venire i brividi, perché tutte le conversazioni inerenti alla pedofilia sono dirette e cristalline, non ci sono frasi non dette, imbarazzo, vergogna: è tutto lì, quasi come se fosse normale parlarne.


La scelta di Nava di affrontare questa perversione è, a quanto ho scoperto leggendo le note d’autore (che nel caso di Nava vi consiglio di non saltare mai), dovuta anche al paragone spesso utilizzato con l’omosessualità.
Un paragone che ha colpito Nava stesso in prima persona e che ha dato sfogo in questo libro in maniera molto diretta e coraggiosa.


Insomma, anche stavolta un libro che non potete non leggere, lo dico soprattutto agli amanti del thriller psicologico perché la parte romance o comunque relativa alla relazione di Henry qui, pur avendo un impatto importante perché ci ricorda la piaga dell’AIDS, è davvero minima.
Cosa che non solo non mi è dispiaciuta (anche se io leggo 99% romance), ma ho trovato perfetta nel contesto.


Vi ripropongo la frase sulla copertina: “Con la consueta attenzione ai chiaroscuri dell’anima, Michael Nava ci riporta nella California di fine anni Ottanta per immergerci nel calore opprimente di una piccola città dell’entroterra e in una storia complessa, che intorbida il confine tra carnefice e vittima.”

E VOI NON POTETE PERDERVI QUESTA STORIA!!!

 

 

 

 

 

 

Giovanni

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