
Elisa e Matthias non stanno cercando l’amore. Stanno solo cercando un modo per sopravvivere ai fantasmi che li inseguono.
Elisa Ballarin ha undici anni quando un incidente stradale le porta via i genitori e la costringe a ricominciare lontano da Venezia. Anni dopo, ormai prossima alla laurea in psicologia, sente il bisogno di tornare nella città che custodisce il suo dolore più grande per stare accanto alla sorella Sofia, pronta a sposarsi.
Matthias Verhoeven arriva dal Belgio con un passato di violenza, abbandono e ferite mai rimarginate. Cresciuto all’ombra di un padre abusivo e di una famiglia spezzata, ha trovato rifugio negli amici che lo hanno scelto quando il sangue non bastava più. Ma il cuore gli è già stato infranto e la rabbia che porta dentro continua a cercare una via d’uscita, anche negli incontri clandestini di boxe.
Costretti a convivere nella piccola casa di famiglia al Lido di Venezia, Elisa e Matthias sembrano troppo distanti per avvicinarsi. Poi un attacco di panico, una notte condivisa e una fragilità riconosciuta negli occhi dell’altro cambiano tutto. Tra paure, desiderio e cicatrici invisibili, scoprono di potersi fare bene. Ma quando il passato torna a bussare, amare diventa la scelta più difficile: restare, perdonarsi e credere finalmente di meritare un lieto fine.

Due persone agli opposti si ritroveranno sotto lo stesso tetto, dividendo gli spazi e imparando a conoscersi. Si riconosceranno come anime che hanno sofferto e che reagiscono alle ferite nello stesso modo, capendo che, mischiando le loro ombre, le voci che urlano nelle loro teste smetteranno finalmente di fare rumore. È così che troveranno insieme quella quiete dell’anima tanto anelata.
Tornare a casa, dove la propria vita è stata stravolta in un istante, non è mai facile. Elisa parte da Roma per Venezia, con la scusa di aiutare la sorella con i preparativi del matrimonio, ma forse il destino aveva già mescolato le carte a suo favore… Invece di una sistemazione tranquilla, si ritrova a dover dividere il suo mini appartamento al Lido con l’amico del futuro cognato: Matthias, un ragazzo belga imponente, bellissimo e tormentato. Ha inizio così un confronto tra due persone che indossano la corazza da sopravvissuti, sancito da un patto implicito che suona quasi come una difesa: “Che tu non ti innamorerai di me, e io non mi innamorerò di te”.
Un forced proximity che da necessità si trasforma in una scelta: trovare nella persona più impensabile un’oasi di tranquillità, cercare un compromesso con i ricordi dolorosi e, per Elisa, ritrovare le proprie origini nei luoghi dell’infanzia, con la consapevolezza che “inseguire i sogni che avevamo da bambini è un lusso. Reinventarsi è un merito”.
Per Matthias, invece, Venezia rappresenterà una fuga momentanea dagli spettri che lo tormentano: un passato di abusi, decisioni estreme prese per salvare la madre e la delusione di vari abbandoni. Questo ragazzo ha più cicatrici nell’anima che sul corpo (quelle che si è procurato con gli incontri clandestini di boxe, usati come espediente per sfogare la rabbia e guadagnare soldi facili). Ma la sua testa è così condizionata dal passato da non accettare di poter ricevere qualcosa di buono dalla vita, finendo sempre per rifiutarlo e fuggire.
L’autrice ci accompagna in punta di piedi in questo rapporto originale, difficile ma straordinariamente intenso. Due personaggi frammentati che riusciranno a far combaciare i loro spigoli; perché “ci sono lati di una persona che puoi conoscere solo quando vedi come attraversa il dolore”. Anime ferite che, per orgoglio, non vogliono essere compatite e che scelgono di trattare l’altro proprio come vorrebbero essere trattate a loro volta. Da qui nascono la sorpresa e lo stupore nel ricevere risposte così lontane dall’ovvio, insieme al desiderio di non abbandonare più quell’oasi di quiete che li sana come un balsamo.
È una relazione che evolve con molta lentezza, un estremo slow burn che mi ha fatto soffrire! I dialoghi sono intensi, ma vengono continuamente filtrati dalle maglie delle loro insicurezze, facendo arrivare spesso i messaggi sbagliati… Ma quando troveranno il coraggio di essere del tutto onesti con se stessi, la verità si rivelerà spiazzante.
Venezia fa da palcoscenico a questo romanzo dolcissimo, mostrando i suoi angoli più nascosti e meno battuti dalle folle, dove l’anima di questa città magica rivela la sua vera essenza. Tra le sue vie e il riflesso delle sue acque risuona quella bella sensazione di non essere mai del tutto smarriti –“Non sono sola, c’è il mare” – e per me che ho letto queste pagine proprio durante una vacanza nella sua laguna, la connessione è stata ancora più forte e vicina.
Mi piace come Erika racconta le sue storie, tratteggiando personaggi complessi, tormentati e orgogliosi; ci tiene in sospeso ad ogni frase, facendo sperare che la tensione si spezzi… per poi farci ricadere nel fraintendimento, nell’incertezza.
Ci sono vissuti che bloccano e congelano, dove subentra la cherofobia: la paura di essere felici perché si sa che, presto o tardi, ne avrai pagato il prezzo. Ma il lettore, grazie al doppio POV, sa benissimo che potrebbero essere l’uno la salvezza dell’altra. Arrivarci diventa uno struggente passaggio sul filo teso, dove basta un attimo per cadere e non raggiungere l’altra sponda, là dove c’è un cuore pronto ad accoglierti come meriti di essere amato, compreso e custodito.
Riusciranno a superare i loro blocchi e a trovare una vera “casa” l’uno nell’altra? Un romanzo intenso, delicato e profondamente umano, che ci ricorda come a volte la cura migliore per i pezzi infranti del nostro cuore non sia nasconderli, ma trovare qualcuno che non abbia paura di toccarne i contorni affilati. Una lettura che vi farà sospirare, arrabbiare e, infine, commuovere fino all’ultima pagina.
P.S. Per come sono stati introdotti alcuni nuovi personaggi, c’è del materiale davvero succoso per un eventuale, esplosivo spin-off… Dai Erika, non farci penare troppo!



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