Recensione “Il signore della guerra” di T.J. Andrews e Simon Scarrow

BRITANNIA, 43 D.C. Mentre l’ombra di Roma si allunga sull’isola, le tribù britanniche sono divise da rivalità antiche e alleanze instabili. Carataco, il più temuto signore della guerra, sa che solo unendo i clan potrà opporsi all’invasione imminente. A esercitare un potere maggiore di lui è soltanto suo padre Cunobelino, re dei Catuvellauni, il sovrano più influente dell’isola. Ma la sua corte è già stata infiltrata da una spia romana, e le tensioni interne minacciano di far crollare ogni fragile equilibrio. Intanto Verica, re degli Atrebati e nemico giurato di Carataco, è pronto a sfruttare ogni debolezza, sostenuto dall’ambizione inesauribile di Roma. Mentre i capiclan si illudono che l’isola sia inespugnabile, Carataco raduna migliaia di uomini: guerrieri, contadini, gente senza esperienza di guerra. Trasformarli in un esercito capace di affrontare la macchina militare romana è una sfida disperata. Tra fedeltà, tradimenti e rivalità, il tempo stringe. Sul campo di battaglia non si deciderà solo l’esito di uno scontro: è il futuro della Britannia a essere in gioco.

 

Sono terribilmente combattuta riguardo a questo libro.

Ho apprezzato molto lo stile di scrittura di Simon Scarrow e di T.J. Andrews e l’ambientazione storica. Gli autori mostrano un’attenzione particolare nel ricreare per il lettore l’atmosfera dell’epoca, la storia dell’inizio dell’invasione romana della Britannia. Purtroppo, alcune particolarità, rendono il libro non perfettamente veritiero.

Il signore della guerra ci presenta il giovane Carataco che viene convinto dallo scrittore romano Gaio Placonio Felicito a raccontare la sua storia, permettendo a Felicito di metterla per iscritto. In questo volume possiamo leggere solo la prima parte della sua vita, che consiste nel suo addestramento da guerriero e nelle prime battaglie contro un clan celtico rivale, principalmente per il controllo di un insediamento commerciale sulle rive del fiume Tamesis.

Interessante la scelta di dare voce alle piccole tribù. Ho trovato, però, anacronistico l’uso di un linguaggio quasi moderno da parte dei personaggi, la cui descrizione è, invece, avvincente. In particolare la figura di Carataceo, un condottiero capace di sfidare ogni avversità, mi ha davvero entusiasmato.

Anche se non mancano i colpi di scena e le brutalità tipiche del periodo, il finale non mi ha pienamente convinto lasciandomi in sospeso. Comunque Il signore della guerra, in complesso, si è rivelato una lettura piacevole e scorrevole.

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