Recensione “Il profumo perduto della cannella” di Jenny Ashcroft

 

 

1891, Alessandria. Olivia ha solo ventidue anni quando è costretta a lasciare l’Inghilterra per seguire in Egitto suo marito, Alistair Sheldon. Sposare un uomo che non ama per lei è stato un tormento, ma la sua nuova casa la conquista a poco a poco, rivelandosi fonte di un’insperata felicità: può infatti riabbracciare finalmente sua sorella Clara, e fare la conoscenza dell’affascinante capitano Edward Bertram. Quando Clara viene rapita in una delle affollatissime strade della città, Olivia si ritrova invischiata in qualcosa di più grande di lei. E la richiesta di riscatto è solo l’inizio. Se vuole scoprire che cosa è successo a sua sorella, dovrà addentrarsi nell’oscuro mondo sotterraneo di Alessandria, mettendo a rischio la sua stessa vita e il suo affetto per Edward, l’unico uomo che abbia mai amato. Ma c’è qualcuno che sembra disposto a fare qualunque cosa per non farle scoprire la verità.

Un libro abbastanza impegnativo e complicato, scritto in terza persona e ambientato in uno degli scenari più misteriosi del mondo: l’Egitto.

Tra le pagine viene raccontata la storia di Olivia, Olly, tra ricordi sbiaditi della sua infanzia, il rapimento della sorella, un marito violento e un futuro già scritto per certi versi.

Ho faticato ad arrivare alla fine, sarà stata la terza persona, saranno i nomi abbastanza difficili e simili tra di loro per essere ricordati, sarà stato anche il fatto che all’interno della storia si aprivano parentesi della vita parallela di una serva, Nailah, personaggio chiave della storia.

Sullo sfondo, ma molto sfondo direi, l’amore tra Olly e il suo Edward, teneva viva l’attenzione, l’adrenalina e la suspense della ricerca della sorella scomparsa, e misteri da svelare.

In un Egitto della fine Ottocento, dove le donne ancora erano alle dipendenze fisiche e psichiche dei mariti, dove il divorzio era una vergogna, dove i tradimenti erano condannati.

Una storia che non lascia nulla al caso, dove se salti un piccolo passaggio e dimentichi un nome sarà difficile giostrarti nelle pagine.

Povera di dialoghi tra personaggi, ma ricca di sguardi e descrizioni di atteggiamenti, paesaggi avventurosi, boschi e deserti che fanno da cornice, il romanzo nella sua interezza riesce a soddisfarti per arrivare ad un epilogo, purtroppo, abbastanza frettoloso, considerando le 400 e più pagine, speravo in qualcosa di più.

Lo stile di narrazione nel complesso è piacevole, ma gli intrighi sono davvero troppi per un mistero non così complicato e troppi personaggi tirati in ballo.

Consiglio la lettura a chi ama le situazioni complicate, a chi ama gli intrighi e misteri, a chi ama un amore semplice, pulito e un lieto fine non così scontato come si crede.

Lo confesso: non sono riuscita a finirlo!

Ci ho provato per un mese ma puntualmente mi addormentavo dopo la seconda pagina.

La storia ambientata in Egitto a fine ‘800 narra le vicende di due sorelle inglesi, Olivia e Clara, rimaste orfane da bambine, separate da una zia anaffettiva, costrette in matrimoni di convenienza più che d’amore. Olivia viene maltrattata dal marito Alistair che ha ripiegato su di lei dopo esser stato rifiutato dalla sorella Clara, il suo sdegno e disprezzo rendono invivibile l’esistenza alla povera moglie. L’unica cosa positiva è che a seguito delle nozze finalmente le sorelle possono ritrovarsi, finchè una delle due non viene rapita. E qui la storia si impantana in mille segreti, cose non dette, intrecci con altri personaggi che sembrano solo limitrofi, ma lo saranno realmente?

Lento lento lento, consigliato a chi sopporta i mattoni, da fuggire come la peste per chi ama romanzi leggeri e scorrevoli.

 

 

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