Recensione “Il nuotatore di Auschwitz” di Renaud Leblond

 

Alfred Nakache, un bambino ebreo cresciuto in Algeria, non avrebbe mai immaginato di diventare un simbolo dello sport francese, olimpionico a Berlino nel 1936 e primatista mondiale dei 200 metri rana nel 1941. Da piccolo era terrorizzato dall’acqua, eppure, grazie alla sua forza di volontà, riuscì a diventare uno dei migliori nuotatori al mondo, soprannominato “il pesce”. Ma dopo mesi di vessazioni antisemite, nel 1943 fu deportato ad Auschwitz e separato per sempre da moglie e figlia. Alfred continuò a lottare nonostante l’umiliazione e il dolore, e arrivò a sfidare le guardie nuotando quasi ogni giorno nelle riserve d’acqua del lager. Sopravvisse miracolosamente e dopo la guerra riuscì a riprendere l’attività agonistica, partecipando ai Giochi di Londra del ’48. La storia di un eroe dimenticato, della sua passione e della sua resilienza rivive in queste pagine di stupefacente forza narrativa, che hanno conquistato i lettori francesi.

 

Ci sono storie ancora da scoprire, da raccontare e tra gli orrori del nazismo la speranza è l’unica chance che ti può tenere a galla.
Alfred Nakache, è un bambino ebreo cresciuto in Algeria che diventerà il simbolo del nuoto francese: campione olimpico a Berlino nel 1936 e primatista mondiale nel 1941.
Chi crederebbe mai che il campione di nuoto da piccolo avesse paura dell’acqua?
E che, deportato ad Auschwitz, separato da moglie e figlia, continuò a lottare e a sfidare le guardie nuotando ogni giorno?
E se continuassi dicendo che dopo la guerra riuscì a riprendere l’attività agonistica, partecipando ai Giochi di Londra del 1948?
Una storia incredibile, una storia di sport, un campione il cui nome era stato dimenticato e sostituito dalla matricola 172763.
Il 5 agosto 1948, all’Empire Swimming Pool, Alfred si schiera per i quarti di finale del 200 metri rana. La sua gara fu un modello di potenza e controllo, non vincitore dell’oro, ma della vita sì.

 

 

Anna

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