Recensione “Datura” di Jaden Serrano

 

 

Stati Uniti, Texas, dicembre 1998. Philip J. Bradshaw viene giustiziato nel carcere di Huntsville per l’omicidio di due ragazzi, avvenuti la notte di Halloween del 1985 nella cittadina di Monroe. Le sue ultime parole sono: “Io non sono Philip J. Bradshaw e voi non potete più fermare questa condanna”.
Jaden Serrano, ex galeotto e medium ciarlatano, è l’unico amico che abbia avuto negli anni di reclusione. Spinto da una promessa fattagli negli anni di carcere, ripercorre i luoghi e la storia di Philip, dall’incidente in cui rimase sfigurato alla notte in cui uccise i due ragazzi, scoprendo a poco a poco una verità sempre più scomoda sulle famiglie di Monroe e sulla vera identità del suo amico sfigurato.

Anche la più tranquilla e adorabile delle cittadine ha un tappeto sotto cui nasconde ogni marcio. Nelle migliori realtà, quelle fatte di soavi paesaggi e di adorabili personaggi che si stringono uno all’altro in un’apparente atmosfera di solidarietà, si celano i più oscuri segreti. E quanto più tenebrosi sono, tanto più le famiglie divengono non più un adorabile conclave di personaggi uniti da un patto di comunione, ma una sorta di setta decisa, con ogni mezzo, di proteggere con il silenzio sopratutto i più scomodi segreti. Nel silenzio risuonano i canti adorabili di grilli e variopinti volatili, che non creano musica ma un sottofondo cacofonico atto a nascondere grida e voci lamentose, che chiedono di essere se non vendicate, lasciate andare verso la luce. Ma se il buio è la scelta di ogni componente della comunità non esiste luce ma solo allarmante tenebra. Il buio copre tutto. Vendette, odi personali, frustrazioni, malignità e trasgressioni. Copre e ingigantisce quel peccato che  prima o poi quel tappeto che ci protegge, rigurgita e lascia che dalla sua bellezza intessuta di mille fili diversi, faccia capolino il marciume. E’ quello che succede a Monroe, prototipo di ogni comunità decadente, di ogni paese che dietro l’amabile facciata nasconde il suo personale demone. E cosi l’ex galeotto Jaden decide per onorare una promessa fatta a uno strano personaggio, di sollevarlo una volta per tutte quel tappeto e far fuoriuscire il suo osceni segreti. Non sarà bello. Nè piacevole. E il titolo del libro sarà una profezia autoavveratasi: l’erba del diavolo, la datura strammonio, è in fondo non solo coltivata in ogni giardino di Monroe. Ma è il nutrimento che mantiene intatta la stessa comunità.

E cosi impareremo che l’oscurità di alcuno non può essere scacciata con la luce. É oramai indissolubilmente parte della sua stessa essenza.

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