Recensione “Dark games” di Anna Carey

trama

Una ragazza senza nome e senza memoria si sveglia sui binari della metropolitana e l’unica cosa che è in grado di ricordare è che qualcuno la vuole morta. Con sé ha solo uno zaino e un coltello e sul polso ha uno strano tatuaggio con un uccello nero. Sunny deve scoprire chi è davvero e perché qualcuno sta cercando di ucciderla. Sente che la sua vita è in pericolo e l’istinto le dice che deve darsi da fare per salvarsi. Non è facile riuscire a capire cosa stia succedendo. Probabilmente è in corso una caccia all’uomo… E la preda è lei.

recensione

Iniziamo con il dire subito che questo libro avrebbe dovuto intitolarsi “Come rovinare una bella trama usando la tecnica del narratore esterno”.

Potrebbe essere anche la sintesi di questa recensione!

 

La storia inizia con questa ragazza che si sveglia nella galleria di una stazione. Le vibrazioni del treno in arrivo la strappano dal torpore e la spingono a spostarsi sotto la banchina per mettersi in salvo. Ma non ce la fa, il suo corpo non collabora per cui non le resta altro da fare che sdraiarsi e incrociare le braccia sul petto.

Per sua fortuna si trova proprio tra i binari. Il macchinista la vede e suona la tromba del treno, poi prova a frenare e il fischio delle ruote bloccate che raschiano le rotaie le entra nelle orecchie. Infine la sua visuale viene riempita dalla pancia del treno, dal metallo, dai tubi e dai cavi.

Il treno si ferma, è salva.

Il treno lentamente indietreggia, è libera

I paramedici che arrivano prontamente iniziano a farle le domande di rito.

Cosa è successo? Come sei arrivata qui?

Come ti chiami?

E lei non sa che rispondere perché si rende conto di non ricordare assolutamente niente.

Nel disperato tentativo di trovare qualcosa che le faccia tornare la memoria, fruga nello zaino che ha con sé e trova un taccuino nero. Sulla prima pagina è attaccato un quarto di dollaro e sotto c’è una scritta: Non contattare la polizia. Quando sei da sola, chiama 818-555-1748.

Allora istintivamente capisce di non poter restare, di non poter rispondere a nessuna domanda.

Non sa niente tranne il fatto che deve scappare.

E così fugge lasciando sbigottita la piccola folla che si era formata intorno a lei.

Resta nascosta per un giorno intero e poi si rintana in un supermercato per poter usufruire del bagno e darsi una lavata.

È sporca di terra e sangue, e lo specchio le dà l’occasione di notare una cicatrice che va dall’orecchio destro fino alla nuca, è ancora morbida in alcuni tratti quindi deduce che sia fresca ma, ovviamente, non ricorda nulla nemmeno di questa.

Come assolutamente non sa niente del tatuaggio che ha sul polso destro, raffigurante un uccello nero in un riquadro e sotto una serie di numeri e lettere.

Sono le sue iniziali? La sua data di nascita?

Finalmente riesce a fare la chiamata al numero scritto sul taccuino e una voce maschile le dà appuntamento in un edificio segnato sulla mappa che ha con sé.

Nel supermercato fa amicizia con Ben, un ragazzo che stava spacciando droga nel bagno prima che lei entrasse, al quale racconta di chiamarsi Sunny e gli chiede un passaggio in macchina.

È un momento chiave perché qui iniziano i guai veri per Sunny che cade in una trappola e si ritrova braccata dalla polizia e, a quel punto, davvero in fuga da qualcuno.

La persona che le ha risposto al telefono l’ha incastrata in modo tale che non possa rivolgersi alle forze dell’ordine o verrebbe incriminata per furto.

Sunny è sola e, soprattutto, si sente spaesata perché continua a non ricordare nulla. Solo ogni tanto le arrivano dei flash, qualche cosa che sembra un ricordo affiora nella sua mente.

Un funerale, un posto sperduto, la fuga, un ragazzo.

Questi ricordi arrivano all’improvviso portandola per un attimo fuori dalla sua realtà ma aggiungendo altra frustrazione perché le dicono ben poco su chi è e, soprattutto, su cosa le stia succedendo.

Ma quando una donna la insegue nel tentativo di ucciderla, si capisce che Sunny non è una ragazzina qualsiasi. È scaltra, sempre attenta a quello che la circonda. Sa muoversi tra la gente e sa come mimetizzarsi. Certamente non è una sprovveduta, certamente non è la prima volta che partecipa a una cosa simile.

Ma questa cosa ha un nome preciso?

Attraverso una serie di vicissitudini Sunny realizza sempre di più quello che le sta succedendo.

Sei la pedina di un gioco di ruolo, una preda, un bersaglio da eliminare.

In questa sua continua fuga e ricerca della verità e dei suoi ricordi, sarà accompagnata da Ben che le fornirà ottimi suggerimenti e un aiuto indispensabile. Probabilmente ce la farebbe anche da sola ma avere qualcuno con cui condividere le sue angosce è sicuramente più confortante. E, tra una fuga, una rivelazione e un omicidio, ci sarà anche tempo per lo sbocciare di un tenero sentimento. Sunny ci si abbandona con piacere mettendo da parte il suo forte istinto razionale, ignorando quella parte di sé che le dice di non legarsi a nessuno e di non smettere mai di guardarsi le spalle.

Nei suoi ricordi ricorrenti c’è un ragazzo della cui esistenza però a volte lei dubita. Non ha la certezza che le immagini che le scorrono nella mente siano vere o montate ad arte grazie a qualche droga.

È difficile parlare di questo libro senza fare spoiler importanti perché succedono molte cose e ognuna avvicinerà sempre di più Sunny alla verità senza mai permetterle di afferrarla completamente. La storia è dotata di un buon ritmo, gli avvenimenti sono tutti credibili e ti tengono con il fiato sospeso.

Continui a chiederti, proprio come lei, cosa ci sia di vero in quello che ricorda, cosa vogliano quelle persone da lei, di chi ci si possa fidare.

L’isola di cui sente parlare a un certo punto, e di cui ha qualche ricordo, esiste davvero o è un modo di chiamare qualcosa creato apposta per le prede come lei? Perché a un certo punto è chiaro che Sunny non sia l’unica braccata, in giro per il paese ci sono altri ragazzi nella sua stessa condizione.

Nel suo cammino incontrerà brave persone e cattive persone, sincerità e menzogna. E poi arriverà quell’ultimo incontro che cambierà completamente le cose.

È complicato giudicare questo libro, ho fatto fatica a leggerlo soprattutto all’inizio perché il tipo di narrazione è ostico quanto inusuale. In poche parole è orribile!

Rallenta la storia, la allontana emozionalmente dal lettore. Vorresti provare empatia per Sunny ma stenti, non riesci a immedesimarti perché il modo in cui l’autrice racconta la sua storia è come una mano che ti preme sul petto e ti tiene a distanza da tutto. Ed è un peccato perché la trama è bella, interessante e intrigante. Perché arrivata alla fine ti accorgi che c’è ancora tanto da scoprire.

Ho letto il libro chiedendomi spesso quando sarebbe arrivata la fine perché facevo fatica, eppure all’ultima frase sono andata subito a vedere se fosse già uscito il secondo libro.

È strano, è quasi perverso.

È come mangiare un dolce che ti piace ma che ha un retrogusto cattivo che normalmente ti farebbe posare la forchetta, ma ti piace lo stesso, inspiegabilmente, e devi per forza mangiarlo tutto.

E quando hai la pancia piena, ne vuoi già una seconda porzione.

Bisogna rassegnarsi a questo bizzarro tipo di narrazione e lasciare che la storia ci porti con sé, consapevoli che forse non riusciremo mai a provare sulla nostra pelle quello che prova Sunny ma che comunque vale la pena scoprire tutti i pezzettini del puzzle che portano a un quadro parziale della verità.

Perché la fine del primo libro è solo un’altra porta che si apre su un mondo di possibilità.

 

Recensione: bash

Editing: mandy

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