Recensione “Beatrix” di Cristiano Venturelli

 

 

 

Quale potere è racchiuso in uno sguardo? Secondo gli antichi lo sguardo, quando ha raggiunto tutta la forza di penetrazione e di influenza di cui è capace, diventa un’arma terribile. E’ un giorno cupo per la dottoressa Carla Barbieri, psichiatra presso la clinica Villa dei Gigli. Undici Febbraio 2019. Se il marito Luciano fosse stato ancora in vita, avrebbero festeggiato il loro ventitreesimo anniversario di matrimonio. Il destino però ha voluto che un’incidente d’auto se lo portasse via quasi due anni prima e da allora è sprofondata in una profonda depressione dalla quale non riesce a riemergere. Ma Carla non può immaginare l’incontro che l’aspetta in quella già infausta giornata. A seguito di un tentativo di suicidio, quella mattina arriva in clinica una nuova paziente Beatrice Marconi. La donna possiede uno sguardo dotato di poteri soprannaturali: è in grado di influenzare la volontà della persona che ne diventa vittima. Carla, incaricata del colloquio d’ingresso, ne sperimenta gli effetti e, sconvolta e stupefatta, decide di indagare su di lei per capire chi è e, soprattutto, cos’è. Si tratta di un’aliena? Di una creatura soprannaturale? Di una strega moderna? Investigando scopre che lo sguardo della donna è responsabile anche della guarigione miracolosa di una ragazza affetta da un male incurabile e dell’orribile morte di uno stupratore. BeatriX è un thriller soprannaturale dal ritmo incalzante, un romanzo dell’orrore che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina e lo conduce verso finale sorprendente che lo farà riflettere sul valore della vita e il suo scopo.

Credo che questo racconto sia il più strano che io abbia mai letto.

Le protagoniste sono due donne distrutte dal dolore per le morti premature chi del marito, chi della figlia. Il loro incontro provocherà il resto del brevissimo romanzo: la dottoressa, che non riesce a risollevarsi dalla depressione provocata dalla morte del marito, farà di tutto per scoprire la vera storia dietro agli occhi verdi, molto intensi e provocatori, della “paziente” caduta in depressione dopo la morte della figlia.

L’autore ha avuto la meravigliosa capacità di trasportarmi dentro alle pagine, ad attirare la mia attenzione in un modo molto particolare. Ha saputo afferrarmi per le mani e accompagnarmi in mezzo a delle parole messe con ordine e logica, a dei dialoghi ben pensati e diretti.

Sono rimasta positivamente colpita dalla storia. Non pensavo che l’epilogo sarebbe stato quello che ho letto e ho apprezzato molto la scelta del finale, per niente banale.

Bravo Venturelli! Leggerò sicuramente altro di suo. Ve lo consiglio.

firma Claudia

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