Recensione “Auschwitz Blocco 10. Una storia vera” di Magda Hellinger e Maya Lee

 

 

 

Nel marzo 1942 Magda, una maestra d’asilo di venticinque anni, viene deportata ad Auschwitz insieme a un altro migliaio di donne: sono tra le prime ebree a essere rinchiuse nel campo.

Qui, i nazisti hanno l’abitudine di designare una prigioniera come responsabile di tutte le altre, e Magda viene spesso scelta per questo ruolo. La sua vita nel campo prosegue quindi sul costante filo del pericolo: sfrutta in tutti i modi la sua posizione per aiutare le altre prigioniere, rischiando ogni volta di essere scoperta e giustiziata dai soldati. Basato sulla testimonianza della stessa Magda e su estese ricerche, questo libro ricostruisce un incredibile racconto di resilienza, bontà e misericordia: la prova che la parte migliore dell’animo umano può resistere anche in mezzo alle condizioni più atroci.

Da maestra d’asilo a Lageralteste del Campo, Magda racconta il suo percorso da deportata ad Auschwitz alla sua liberazione.

Un libro che fa riflettere come tutti del genere appartenente, una storia vera, come tante altre, la storia vista dagli occhi pervasi di orrore e morte.

Magda, ovvero numero 2318, tra le prime donne ebree deportate nel campo di concentramento più famoso e più crudele, diventerà un capo nel lager, conosceremo attraverso i suoi occhi la “iena di Auschwitz”, Irma Grese e il Dottor Mengele.

Tra tifo, malaria e i vari incarichi nel campo Magda avrà la sua punizione nella sua ultima tappa, il Blocco 10, la famigerata baracca degli esperimenti medici.

Un viaggio di inerzia, di impotenza, di potere fittizio, di gioco di ruoli, di salvataggi, di atrocità. La libertà era solo un sogno e anche i sogni in quel posto venivano controllati.

Diretto e schietto, a volte cruento e d’effetto, un libro da leggere per non dimenticare e per conoscere ancora una volta.

 

 

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