Recensione “Ai confini dell’Artico. La storia delle incredibili imprese di Willem Barents: il primo europeo a spingersi così a nord” di Andrea Pitzer

 

 

 

Una delle avventure più sorprendenti è sicuramente quella dell’esploratore olandese del XVI secolo William Barents e del suo equipaggio: si avventurarono più a nord di qualsiasi altro europeo prima e, alla loro terza esplorazione polare, persero la nave al largo della costa gelata di Nova Zembla, preda del ghiaccio spietato. Questi uomini trascorsero l’anno successivo com­battendo contro i morsi della fame e l’inverno senza fine. In questo libro, Andrea Pitzer combi­na magistralmente gli elementi del romanzo di avventura con una storia travolgente della grande Era dell’E­splorazione: un tempo di speranza e frontiere geografiche apparentemen­te illimitate. L’autrice, dopo ricerche approfondite, ha imparato a usare le apparecchiature di navigazione ed è partita in prima persona per tre spe­dizioni nell’Artico così da ripercorrere i passi di Barents. Un viaggio appas­sionante sulle tracce di uno dei più grandi navigatori del XVI secolo, le cui ambizioni e la ricerca ossessiva di un percorso attraverso le regioni più pro­fonde dell’Artico si sono concluse in tragedia e gloria.

La sfida tra i ghiacci di Willem Barents alla scoperta dell’Artico, con una piccola flotta olandese composta da tre navi, il nostro esploratore si avventura alla scoperta di terre straniere e con carte geografiche inesistenti.

Una scoperta ad occhi chiusi, senza sapere cosa ci potrebbe mai essere al di là dei confini conosciuti.

Su supposizioni e leggende vichinghe, Willem partirà nel lontano 1594 con piccole navi e con uomini di “poco valore”, andando incontro a meraviglie e orrori.

Battezzando i vari luoghi sconosciuti, la sua avventura ci porterà a conoscere anche gli orsi polari, con il ghiaccio che ostacolava l’andamento delle navi.

Il suo sogno di rimanere eterno e invincibile come Cristoforo Colombo non fu mai realizzato, rimasto vittima della sua stessa escursione, la popolarità del viaggio rimase priva di entusiasmo e di voce fino ai giorni nostri.

“Nova Zembla è oggi una riserva naturale russa ed è tuttora molto isolata”.

Questo libro per me è stata una scoperta, sinceramente non sapevo che le prime “avventure” nell’Artico risalgono al XXVI secolo, quindi ha ampliato la conoscenza su questa parte di storia a me ignota, non sapevo neanche che l’Olanda possedesse grandi abilità di navigazione, quindi ho apprezzato lettura, ha arricchito la mia conoscenza, è stato scritto in maniera semplice e abbastanza dettagliato, quindi non mi resta che consigliarlo.

ELEONORA

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