Recensione “9 Novembre” di Colleen Hoover

trama

È il 9 novembre quando, durante un pranzo con il padre, Fallon incontra Ben per la prima volta. È un giorno speciale per lei, non solo perché sta per trasferirsi da Los Angeles a New York, ma anche perché ricorre l’anniversario dell’evento che ha segnato per sempre la sua vita, il terribile incendio che le ha lasciato cicatrici su gran parte del corpo, impedendole di continuare la sua carriera da attrice. Contro ogni previsione, la conoscenza tra i due si trasforma subito in qualcosa di più, ma Fallon sta per partire e sembra esserci tempo solo per il rimpianto. Come per strappare al destino quell’inevitabile separazione, Ben le promette allora che scriverà un romanzo su di loro, proponendole di ritrovarsi il 9 novembre di ogni anno, fino a che non ne compiranno ventitré. È così che ogni 9 novembre i due protagonisti aggiungono un nuovo capitolo alla loro storia, finché qualcosa non arriva a sconvolgere le loro promesse e a mettere alla prova i loro sentimenti, tra i dubbi di Fallon e le mezze verità di Ben.

recensione

Senza troppi preamboli vi dico subito che “9 Novembre” è un libro complesso da raccontare. Colleen Hoover è una brava scrittrice, brava-brava-brava, riesce sempre a trasmetterti emozioni, e anche questo romanzo non fa eccezione. Mi è piaciuto, mi ha coinvolta, mi ha trasportata con facilità nel mondo di Fallon e Ben, ma per prima cosa voglio segnalarvi l’unico dettaglio (nemmeno troppo piccolo) che non mi è piaciuto: la leggerezza con cui è stato affrontato il tema delle cicatrici sul corpo della protagonista. Mi spiego meglio. Fallon aveva sedici anni quando un incendio le ha deturpato il 30% del corpo con segni profondi e permanenti: una parte del viso, la spalla, il braccio, un fianco, il seno. Da allora di anni ne sono passati due e lei vive con il costante desiderio di nascondere al mondo quella parte di sé che la rende imperfetta, marchiata per sempre con qualcosa di innaturale, di “brutto”. All’inizio è chiaro il senso d’insicurezza che l’accompagna, e non potrebbe essere altrimenti, ma quando incontra Ben le bastano poche ore per mutare atteggiamento, le bastano delle effusioni dentro la cabina armadio della sua camera per farle indossare un vestito che poco nasconde di lei al mondo, un vestito che lascia visibili quelle parti del corpo che Fallon ha sempre coperto con determinazione fin dal giorno dell’incendio. Questo l’ho trovato davvero irreale, ma è l’unico aspetto del romanzo che l’autrice ha, secondo il mio personale parere, gestito maluccio. E corrisponde anche alla prima parte del libro stesso, quella più lenta, quella che ti prende meno.

«Le persone, quando ti guardano, non si sentono a disagio per via delle cicatrici. Si sentono a disagio perché fai sembrare sbagliato il fatto che ti stiano guardando. E credimi… sei il tipo di persona che la gente vuole guardare.» Sento la punta delle sue dita accarezzarmi il mento, e sussulto.
«Hai una struttura ossea davvero incredibile, e so che è un complimento strano, ma è la verità.» Le dita risalgono il mento e arrivano alla bocca. «E le tue labbra… Gli uomini le guardano perché vorrebbero sapere che sapore hanno e le donne perché sono gelose, perché se avessero labbra come le tue, non dovrebbero mai più comprare il rossetto.»
«Fallon» dice, richiamando la mia attenzione. Le sue dita si posano sul mio mento, sollevandomi il viso. Quando riapro gli occhi, è molto più vicino di quanto pensassi e mi sta guardando con espressione intensa. «Le persone vogliono guardarti. Credimi, sono uno di loro. Ma se tutto di te grida ‘Distogliete lo sguardo’, be’, allora è esattamente quello che faranno. L’unica a cui frega qualcosa della manciata di cicatrici che hai in faccia sei tu.»

Ciò di cui parla “9 Novembre” è ben descritto nella trama, non posso aggiungere altro perché rischierei di fare spoiler, ma posso parlarvi delle sensazioni che regala questo libro. Mentre le pagine scorrono, percepisci l’amore che cresce, il dolore passato e soprattutto presente (la Hoover ama inserire passaggi tragici che gettano ulteriormente nello sconforto i protagonisti), la difficoltà dei rapporti familiari, il desiderio più o meno celato di una felicità di cui si ha quasi paura. Fallon O’Neill e Benton James Kessler hanno diciotto anni quando si incontrano per la prima volta, ne passano sei prima che il romanzo della Hoover arrivi alla parola “fine”, quindi i due protagonisti crescono e si evolvono a ogni capitolo. Fallon, all’inizio insicura del suo corpo, ma mai veramente mite come donna, dal primo momento in cui i loro occhi s’incontrano diventa una sorta di musa per Ben, giovane aspirante scrittore che le promette di scrivere un libro sulla loro storia. E alla fine di tutto scopriremo che lo fa davvero, ma non si limita a “romanzare” questi cinque anni in cui i nostri due protagonisti si vedono solo il 9 di novembre. Quando infatti finalmente anche noi riusciamo ad avere accesso agli scritti di Ben, insieme a Fallon scopriamo che in quel libro lui ha messo davvero tutto se stesso, tutta la sua verità, i suoi segreti, i fili che lo legano al 9 novembre molto più di quello che si possa immaginare. Tutto trova un collegamento, una spiegazione, e il nostro povero cuore cade, insieme a quello di Fallon.
“9 Novembre” mi ha conquistata con il passare dei capitoli, i primi due, come detto, un po’ lenti (e in questa prima parte Ben è fin troppo melenso), poi la Hoover ha ingranato le marce alte e non c’è più stato verso di fermarsi.
Spesso ho riso di gusto (Ben è alquanto ironico, quando vuole), e la sensualità dei baci (pochi, come i loro incontri) tra Fallon e Ben ti entra sotto pelle. Quando diventa chiaro che il loro “instalove” (amore a prima vista) diventa amore vero, senti le farfalle nello stomaco come se stesse succedendo a te.

Ben mi sorride pigramente. Alza un dito e indica verso di me. «Ora però vorrei riavere la mia t-shirt.»
«Ora?»
«Subito» risponde annuendo. «Prima che tu spenga la luce. Toglila. È mia.»
Rido nervosamente e allungo una mano verso la lampada, ma prima che possa
spegnerla, Ben salta su e gattona attraverso il letto, mettendosi in piedi
direttamente di fronte a me. Mi guarda con espressione giocosa e allo stesso tempo severa. Afferra l’orlo della t-shirt, la tira su senza esitazione sfilandomela dalla testa e la getta da qualche parte dietro di sé. Sono immobile davanti a lui, completamente esposta. I suoi occhi leggono ogni curva del mio corpo. Poi espira lentamente, con affanno.
«Dio santo» sussurra.
Non mi ero mai, mai, nemmeno prima dell’incendio, sentita così bella. Ben mi sta guardando come se fosse un privilegio, piuttosto che un favore. E quando si china per cingermi il viso con le mani, schiudo le labbra e aspetto il suo bacio.
Perché non l’ho mai voluto quanto lo voglio in questo momento.

Ma se fosse davvero così semplice, che gusto ci sarebbe?
Nel momento in cui tutto si stravolge, all’improvviso, senza che tu lettore ne abbia avuto avvisaglie, non puoi non incazzarti, non puoi non gridare nella tua testa “ma che cazzo stai facendo, Ben”? Vi avverto, arriverà anche il momento in cui non sarà facile perdonare, non sarà facile proprio per niente, ma alla fine ne vale la pena. Accidenti se ne vale la pena.

Sensualità:

cuori2

Recensione:

FirmaShi

Editing:

mandy

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