Intervista Sale e Pepe: Giovanna Barbieri (autrice)

intervista

–      A CHE ETA’ TI SEI APPASSIONATO ALLA LETTURA?

Ti ringrazio dell’opportunità di questa intervista. Mi sono appassionata alla lettura da bambina, alle elementari. Già a otto anni leggevo i romanzi per ragazzi: Piccole donne, il giardino segreto, zanna bianca, pattini d’argento, il piccolo lord, i viaggi di Gulliver ecc. Poi, alle medie ho cominciato a leggere romanzi per adulti: classici, storici, di guerra, fantascienza, gialli e thriller.

–      QUANDO HAI COMINCIATO A SCRIVERE?

Ho cominciato piuttosto tardi, avevo già oltre trent’anni. Ma prima mi cimentavo con brevi racconti, diari, ecc. Il mio primo romanzo è stato la stratega anno domini 1164, uno storico-surreale ambientato in Valpolicella nel XII secolo, durante l’assedio al castello di Rivoli Veronese a opera degli anti-imperiali. L’anno seguente ho scritto i due seguiti (il sole di Gerusalemme e il Ritorno), sempre storico-surreali ambienti in Terra Santa dal 1165 al 1180.

–      COME È NATA LA DECISIONE DI INIZIARE A SCRIVERE?

Sono sempre stata una persona riflessiva, timida, amante dei saggi storici e quell’anno stavo leggendo un saggio sulla castellizzazione in Valpolicella (la provincia ovest di Verona) che nel Medioevo era ricca di fortezze e castelli, necessari per proteggere i terrori dalle incursioni dei berrovieri (i disertori degli eserciti) sia dal Sacro Romano Impero. Una sera ho sognato una donna, una viaggiatrice del tempo, che si ritrova nel XII secolo. Un tempo a lei alieno dove imparava a sopravvivere e a farsi accettare.

–      COME NASCONO LE STORIE DI CUI PARLI? A COSA TI ISPIRI?

Mi ispiro a fatti o eventi realmente accaduti, anche a personaggi esistiti. Di solito leggo le loro biografie e gli usi e costumi delle diverse epoche. Nelle trame inserisco sia alcuni personalità dell’epoca, cercando di dare loro caratteristiche positive e negative (a seconda di come sono passati alla Storia) sia eroi inventati, di solito donne dalle forti personalità, ma senza essere anacronistiche.  Mi piace pensare di trasmettere un messaggio ai lettori: se una donna povera, ma ricca di risorse e personalità, è riuscita a sopravvivere ai soprusi senza piegare la testa (a volte anche vendicandosi), ai maltrattamenti, alla fame e alle epidemie, perché non possiamo noi?

–      MOLTI AUTORI SOSTENGONO CHE MENTRE IL RACCONTO PRENDE FORMA SONO I PERSONAGGI STESSI CHE TI PARLANO E TI INDICANO LA STRADA DA SEGUIRE… SENTI ANCHE TU LE VOCI NELLA TESTA?

Non so se sono voci; quando scrivo penso a come un determinato protagonista dovrebbe reagire in quelle circostanze e lo scrivo, cercando di mostrare i sentimenti che provano e di essere realista. Ogni tanto mi capita che un uomo o una donna di carta prendano il sopravvento e la trama che ho nella testa si stravolga 😉

–      COME HAI CAPITO CHE IL TUO GENERE LETTERARIO ERA QUESTO?

Sin da bambina ho amato i romanzi d’avventura, soprattutto quelli storici: Manzoni, Follett, Jennings, Guild, Walter Scott, Remarque ecc.  Mio padre era un forte lettore di romanzi storici d’avventura e di guerra. Sono cresciuta leggendoli. Mia madre e mia sorella maggiore, invece, non sono mai state delle grandi lettrici e la parte romantica l’ho sviluppata molto più tardi, alle superiori, dedicandomi ai classici (Austen, le sorelle Bronte, virginia Woolf ed altre).

Ho provato a scrivere romanzi che avessero tutte le caratteristiche, sia la parte avventurosa e battagliera sia alcune scene romantiche. Spero che piacciano e per ora hanno delle buone recensioni.

–      QUANDO LEGGI UN LIBRO, NEL DARE IL TUO GIUDIZIO TI PONI COME SEMPLICE LETTORE O COME SCRITTORE?

Ogni tanto, lo ammetto, mi trovo male con certi romanzi. Non tanto perché mi pongo da autrice (quindi cosa avrei scritto io), ma perché mi pongo da editor (noto subito gli errori di grammatica, le frasi troppo ingarbugliate, l’ortografia errata ecc). Poi, con gli storici spesso mi accorgo anche degli anacronismi degli autori (abbigliamento che non esisteva, armi inventate molto più tardi, comportamenti troppo moderni ecc. Un periodo storico, prima di prenderlo in considerazione per un romanzo (romance, giallo, thriller o d’avventura) bisogna conoscerlo a 360 gradi (per es, se nel Medioevo o Rinascimento ti concedevi a un uomo che non ti sposava le strade erano tre: o riuscivi a imbrogliare il nuovo marito, e il figlio passava come suo, o diventavi meretrice, se il marito e padre ti ripudiavano, oppure entravi in convento su costrizione del padre/marito. Non c’erano altre vie, soprattutto se il nuovo marito sapeva di un eventuale tuo figlio bastardo. Altre considerazioni riguardano i matrimoni di persone con religioni diverse (ebrei, musulmani con anglicani, protestanti o cristiani). Una delle parti doveva convertirsi, altrimenti il vincolo non era valido. E trovo anche impossibile che i genitori di entrambe le parti o la società accettassero il diverso senza fiatare.

–      COSA PENSI A RIGUARDO DELL’ANNOSO DILEMMA C.E. VS SELF?

Sono scelte, si provano entrambe le strade. Per esempio io sono ibrida. Ho romanzi sia come self (un editore non l’hanno mai avuto) sia con CE. Ogni opzione ha i suoi pro e i suoi contro. Self: devi arrangiarti da sola a fare tutto (pagare editing, cover, arrangiarti per la pubblicità, promozioni, ecc e accettare a tsta bassa anche le critiche). CE: un editor della CE ti controlla il testo, ti aiutano nella promozione (presentazioni letterarie, sconti ecc), ma la percentuale di royalty è inferiore (se va bene il 10% del prezzo di copertina). Poi non sempre sei presente nelle librerie, soprattutto se la Ce è piccola.

–      COME VEDI IL TUO FUTURO DI SCRITTORE? RIMARRAI FEDELE AL TUO GENERE O HAI VOGLIA DI SPERIMENTARE CON QUALCOSA DI NUOVO?

Non è detto che non provi a cimentarmi in un altro genere letterario, ma lo storico mi piace. Posso cimentarmi in più filoni: avventura, giallo, thriller, romantico, leggermente fantasy (ucronico e distopico), con accenni paranormali, umoristico o favolistico.

–      TRA I LIBRI CHE HAI SCRITTO, QUAL È QUELLO CHE HAI AMATO DI PIU’ E PERCHE’? CE NE PARLI?

Sono molto legata alla trilogia della stratega. Forse perché è il mio primo lavoro e si sa, il primo amore non si scorda mai. Ho fatto del mio meglio per far apprezzare al lettore il Medioevo, con le sue battaglie, le sue passioni, le paure e gli intrighi. Ci sono molte scene di combattimenti (realmente esistite), ma anche alcune romantiche e passionali. Un po’ di pathos, a mio avviso, non deve mai mancare in un romanzo.

–      CHI SONO I TUOI AUTORI PREFERITI? QUALI QUELLI CHE TI HANNO ISPIRATO MAGGIORMENTE?

Di sicuro Manzoni con i Promessi Sposi, Ken Folett con i Pilastri della terra, poi Jennings con il Viaggiatore e sir Walter Scott con Ivanhoe e Rob Roy. Ho adorato anche il Milione.

–      UN CONSIGLIO SPASSIONATO A UN AUTORE EMERGENTE?

Cercate di essere originali, cavalcare l’onda con trame già triste e ritrite aiuta fino a un certo punto. Fate controllare l’opera da un editor (e non snobbate i suoi consigli). Sono anche per le cover originali, in giro per la rete si vedono sempre le stesse, variate pochissimo.

–      CI RACCONTI QUALCOSA DI CURIOSO SU TE STESSO?

Di solito creo uomini battaglieri, attraenti, dalle braccia robuste, giovani e con addominali a tartaruga (spesso ignoranti, ma vabbè…). Paolo, il mio fidanzato, ne è abbastanza geloso. Ma sarebbero anacronistici guerrieri panciuti, esili e vecchi. Una volta raggiunta una certa età, se si arrivava, si smetteva di combattere e ci si dedicava ad altro.

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