Doppia recensione “Il treno degli innocenti” di Gill Thompson

 

 

 

Eva è una giovane madre con un segreto che la tormenta. Quando i nazisti invadono la Cecoslovacchia, sa bene che l’unico modo per proteggere sua figlia è quello di mandarla lontano, al sicuro. Anche a costo di non rivederla mai più. Eva viene così deportata in un campo di concentramento, dove gli orrori e le continue sofferenze non fanno che mettere il suo segreto in pericolo giorno dopo giorno. Intanto, a Londra, Pamela è tra le volontarie che si occupano di trovare una casa ai bambini ebrei in fuga dall’Europa centrale. Per loro sono infatti stati allestiti convogli diretti verso il Regno Unito, lontano dalla minaccia di una guerra che sembra ormai imminente. Sono treni della speranza, l’ultima possibilità per molti di attraversare un continente in fiamme e mettersi in salvo, dimenticando l’orrore. E così, quando una bambina tra quelle arrivate non trova nessuno ad attenderla, Pamela decide di portarla a casa con sé. Ma il suo gesto di altruismo non può fermare l’ondata di sofferenza che si prepara a invadere l’Europa: quando suo figlio viene arruolato nella Royal Air Force, Pamela si accorgerà che la guerra impone a tutti un prezzo da pagare.

E’ sempre una grande emozione mista ad un alto livello di dolore leggere questo genere di libri.

Li ami e li odi al tempo stesso. Ami la storia ed odi i suoi non perchè.

Questa parte di storia è stata il flagello della razza umana, la caduta di stile dell’umanità, la rabbia e l’odio portato all’ennesima potenza inspiegabilmente.

Questa è la storia di una giovane madre, che ha subito molte prove durante la sua vita, che nel momento in cui ha dovuto scegliere, ha scelto sempre per sua figlia.

Allontanarla per salvarla, allontanarla per negarle il presente ma garantirle quel futuro che accanto a lei vede sfumare.

Ci troveremo a viaggiare sul treno della speranza e della condanna, un treno che li porterà dove la dignità e l’identità verrà cancellata, dove esisteranno solo numeri e pene, torture e fame, dove i sentimenti che prevalgono sono solo dolore, tristezza e odio.

Eva e il segreto inconfessabile, quel segreto che si porterà dietro fino alla sua fine, fino a quando ritroverà quella pace inattesa e irraggiungibile.

E’ stato un percorso e una lettura dolorosa, ricca di amore, quello vero, quello che lega una madre ai suoi figli.

Il sentimento che crea vita e futuro.

Ci accompagnerà “La villanelle” al Rudolfinum come sottofondo, che ci farà trovare la pace.

firma Anna

Come tanti nastri colorati che si intrecciano e si ingrigiscono nel vento della guerra, tali sono i personaggi di questo drammatico racconto che prende ispirazione da fatti realmente accaduti.

Il nazismo, l’antisemitismo, la seconda guerra mondiale, li ho letti e continuo a leggerli raccontati da vari punti di vista; questa è la volta di quel disperato tentativo, da parte delle famiglie ebree, di mettere in salvo i propri bambini mandandoli al sicuro, in paesi lontani dalle zone più sotto assedio.

Quello che una madre deve provare pur di salvare i propri figli, strappandoseli dalle braccia, ma mai dal cuore, mandandoli via spesso ancora piccolissimi, è straziante. Ma lo strazio svanisce quando ci si trova all’interno dei ghetti, dei lager, di una camera a gas. Il pensiero di aver fatto, dopo tutto, la cosa più giusta anche se devastante.

Questa è la storia di Eva che trama di nascosto dal marito per salvare la piccola Miriam, insieme alla sua mutti le cuce abiti per gli anni a venire, li infila in una valigia con piccoli ricordi, la manda lontano dalla sua terra, in Inghilterra, dove spera potrà trovare salvezza, insieme a tantissimi altri bimbi.

E’ la storia di Pamela che, dall’Inghilterra, vuole trovare un modo per contribuire alla causa umanitaria; suo marito è impegnato a tempo pieno con la politica, il figlio studia lontano, vuole sentirsi utile e riempire quel vuoto che ha nel cuore.

E’ la storia di Miriam che non capisce cosa le stia accadendo quando la mamma la lascia sola su un treno, in mezzo ad altre giovani anime attonite e spaventate.

Le storie si snodano su binari diversi, fra gli orrori della deportazione, la minaccia che incombe anche sull’Inghilterra. La forza di Eva, il suo amore per la musica, quell’amore che ha dovuto lasciare quando una tragedia ha sconvolto la sua giovane vita, quell’amore tornerà quando meno se lo aspetta, e le farà incontrare nuovamente persone da lei amate e perdute.

Pamela accoglierà nella sua casa e nel suo cuore la piccola Miriam, la amerà come una figlia, la proteggerà al meglio delle sue possibilità.

Quanto dolore in questi personaggi, quanta forza e speranza li tiene in vita, la rassegnazione viene infranta con piccolissime gioie.

Mi ha straziata, da madre non potrei tollerare di separarmi da mia figlia, posso solo immaginare quella consapevolezza di “ora o mai più”, la mando via ora altrimenti finirebbe con me in un campo di concentramento, non voglio che passi quello che passerò io, voglio che viva, che mangi, che abbia un futuro, anche se lontana da me.

Meraviglioso il modo in cui queste vite vengono intrecciate come nastri dall’autrice, la speranza che ci possa essere, almeno per alcuni, un lieto fine.

E’ un romanzo denso, importante, drammatico, non si può leggere tutto d’un fiato, bisogna attraversarlo in punta di piedi, con rispetto e compassione.

firma Anna

ELEONORA

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