Recensione “WINTERSONG” di S. JAE-JONES

 

 

 

 

 

L’inverno si avvicina e il Re dei Goblin sta per partire alla ricerca della sua sposa…
Sin da quando era una bambina, Liesl ha ascoltato infiniti racconti sui Goblin. Quelle leggende hanno popolato la sua immaginazione e ispirato le sue composizioni musicali. Adesso ha diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come minuscoli granelli di sabbia. Ma quando sua sorella viene rapita dal Re dei Goblin, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale. Ricco di musica e magia, personaggi straordinari e storie avvincenti e romantiche, Wintersong trasporta il lettore in un’atmosfera indimenticabile.

Da appassionata di fantasy come sono, mi è bastato il titolo del libro e scorgere “Re dei Goblin” nella prima riga della sinossi per incuriosirmi e decidere di leggere “Wintersong” . Gli elementi per una fiaba ci sono tutti: periodo storico (non è specificato ma si intuisce che siamo tra il XVIII e il XIX secolo), ambientazione (un villaggio di campagna in un luogo indefinito tra l’Austria e la Germania), leggende e superstizioni, una storia d’amore e, soprattutto, i Goblin e il loro regno nascosto, il Sottosuolo, governato dall’Erlkoenig (il Re dei Goblin, appunto).
Liesl, o meglio Elisabeth, è la protagonista principale di questa fiaba. Nella parte iniziale del libro la conosciamo immersa nella sua vita quotidiana del “mondo-di-sopra”, con tutte le frustrazioni, il senso di inadeguatezza e inferiorità che la portano a sentirsi brutta, indegna, quasi invisibile al mondo che la circonda. Lei, che ha sacrificato tutto di sé, che ha rinunciato ad essere bella, all’amore di Hans (il “bello” del villaggio), alla sua musica -la sua vera essenza, quella più autentica e pura- pur di compiacere la famiglia, all’improvviso si trova ad affrontare un ulteriore sacrificio in nome dell’amore: sceglie una vita confinata nel Sottosuolo pur di liberare Kathe, sua sorella minore, rapita dal Re dei Goblin. Inizia così un percorso di consapevolezza di Liesl che, rinunciando a tutto, persino alla musica, in realtà scopre e ritrova se stessa, proprio grazie alla figura enigmatica e affascinante dell’Erlkoenig.

L’intento della scrittrice non è solo raccontarci una storia ma, attraverso gli avvenimenti, renderci partecipi della crescita e della trasformazione della protagonista: da Liesl, la ragazzina brutta, indegna, quasi invisibile al mondo che la circonda, a Elisabeth, donna consapevole, forte, volitiva, passionale e innamorata. La parte iniziale, con l’alone di mistero che circonda le leggende sui Goblin, le superstizioni e i riti della nonna Constanze, i presentimenti, le visioni e i ricordi incerti della giovane protagonista creano una notevole aspettativa. L’atmosfera angosciante e a tratti macabra è ben descritta e fa presagire qualche risvolto horror (che per i miei gusti non avrebbe guastato). Invece, con il procedere della narrazione, l’attenzione si sposta tutta sull’evoluzione di Liesl -anzi, possiamo dire sulla trasformazione da Liesl a Elisabeth. Il che, a mio avviso, è un po’ una delusione, specie nella parte centrale del libro dove la protagonista è perennemente in preda a crisi isteriche tardo-adolescenziali e il suo turbamento è descritto in modo fin troppo pedante. Coprotagonista delle scene di isteria di Elizabeth è il Re dei Goblin, terribile e algido, essere senza età che custodisce (manco a dirlo) un misterioso passato. Ambiguo, d’umore e atteggiamento mutevoli, il Signore degli Inganni è antagonista e, allo stesso tempo, eroe del romanzo, il classico “bello e dannato” che incute timore e al tempo stesso affascina. Se per Elisabeth il cambiamento sarà verso la sua autodeterminazione come donna, l’Erlkoenig compirà un percorso quasi a ritroso, di ritorno alle origini e di redenzione. Fortunatamente, nell’ultima parte il libro decolla nuovamente: la narrazione riconquista un buon ritmo, la corsa verso il finale è coinvolgente e inarrestabile.
Insomma, tutto bello e godibile però… c’è un però. Accade che una storia, inizialmente partita come un fantasy, si trasformi pagina dopo pagina in un romanzo molto più simile al sentimentale, con tanto di scene erotiche (senza scadere, per fortuna, nella volgarità che sarebbe stata decisamente fuori contesto). In certi momenti l’elemento fantastico passa in secondo piano, lasciando posto al romanticismo e ai sentimenti. Non c’è niente di male, intendiamoci bene, solo che ho avuto l’impressione che l’autrice in questo, si sia lasciata sfuggire un po’ la mano. Anche alcuni comportamenti dei due personaggi principali certe volte rasentano l’infantilismo e vengono portati all’esasperazione, facendoli perdere di credibilità e solidità.
Una menzione speciale merita quella che, a mio avviso, è la terza protagonista del romanzo: la musica. Io sono una musicista e ho potuto intuire che l’autrice stessa sappia cosa significhi comporre musica e suonare uno strumento. Ci sono innumerevoli particolari tecnici – menzioni di tonalità, tecniche compositive e di esecuzione- che per gli “addetti ai lavori” come me saranno linguaggio familiare. A parte questi, che possono essere dettagli, è il coinvolgimento emotivo ed intellettuale dei vari musicisti ed esecutori che compaiono nel libro a fare la differenza e a delineare il loro carattere in modo ancora più completo. Il rapporto dei personaggi con la musica è rivelatore della loro personalità.

E ora tiriamo le conclusioni: “Wintersong” si legge in fretta ed è ben scritto; non è certo un capolavoro ma resta un’opera piacevole. Le atmosfere sono coinvolgenti, le ambientazioni descritte in modo efficace. Per i miei gusti, se S. Jae-Jones avesse tenuto un po’ meglio a bada il suo romanticismo, sarebbe stato un libro di ottimo livello.
Lo consiglio a chi ama i fantasy ma non sa rinunciare ai sentimenti, a chi vuole regalarsi qualche ora di lettura godibile e divertente, magari davanti a un caminetto, in una serata invernale.

Sensualità: 

Recensione: 

Editing: 

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