Recensione “Ultimi Giorni A Teheran” di Donia Bijan

 

 

 

 

Quando Noor torna a Teheran dopo trent’anni, insieme a Lily, la figlia adolescente e ribelle, trova il suo Iran molto diverso da come lo ricordava. Solo il Café Leila – il ristorante che appartiene alla sua famiglia da tre generazioni – sembra essere rimasto lo stesso. A gestirlo è ancora Zod, il padre di Noor, che ai clienti abituali offre non solo cibo, ma anche ristoro e risate, facendoli sentire a casa. Noor non immaginava che questo viaggio potesse essere per lei un ritorno al passato: invece, piano piano, si dovrà confrontare con le storie dei suoi antenati e affrontare la dolorosa vicenda di sua madre, uccisa quando Noor era adolescente.

Donia Bijan riesce a tessere una trama che intreccia più generazioni, a tratti triste, a tratti divertente, con uno stile elegante capace di far assaporare ai lettori un’altra cultura, un’altra epoca, altre sfumature dell’animo umano

 

C’è un bistrot, poco distante dal centro di Teheran, dove il tempo pare non essere mai trascorso e le brutture, la violenza, la repressione e il clima di terrore che invadono la città e l’Iran da tanti anni non hanno attecchito. Vi si respira ancora la convivialità, il buonumore, l’ospitalità e si gusta il cibo della più antica tradizione iraniana. E’ il Café Leila, teatro delle vicende di quattro generazioni della famiglia Yadegar, che lo gestisce da quasi un secolo. Donia Bijan racconta tante vite diverse che si intersecano, in una narrazione quasi corale, dove ciascuno è protagonista in modo speciale con la sua storia unica, toccante, ed ha un ruolo fondamentale per il Café Leila e per la famiglia. Non è la trama -piuttosto semplice, sostanzialmente priva di colpi di scena- a trascinare il lettore, ma è la cura, la delicatezza con cui ogni personaggio viene poco a poco svelato nel suo vissuto, nella sua emotività e psicologia. Pagina dopo pagina, ci si affeziona a Zod, che con l’aiuto dei suoi fedeli domestici e della sua anziana “tata” porta avanti orgogliosamente il suo bistrot; a Noor, fragile donna che scoprirà se stessa e la sua forza dopo un doloroso ritorno alle sue origini; a Lily, la figlia  adolescente di Noor, che dietro l’apparenza scontrosa nasconde un animo sensibile. Lo stesso accade anche con i personaggi cosiddetti “minori”: nessuno viene lasciato a margine, sono tutti parte integrante e fondamentale della famiglia e della storia. “Ultimi giorni a Teheran” parla dell’amore che lega indissolubilmente i padri ai figli, quell’amore che tiene in piedi una famiglia nonostante le divergenze e la drammaticità della vita; ne parla senza enfasi, con semplicità, esattamente come avviene nelle nostre vite, tutti i giorni.

Ma il vero cuore pulsante di tutta la storia è il bistrot. Non a caso il titolo originale del libro è proprio “The last days of Café Leila”. E’ da lì, da quel luogo senza tempo, preservato quasi come per miracolo dalla brutalità del regime islamico, che le vite dei protagonisti si snodano e trovano il loro corso, come sottili rami di un albero: flessibili ma sempre ancorati al tronco e alle radici. Ed è lì che ciascuno di loro torna, prima o poi, per chiudere il suo cerchio e ritrovare il senso della propria esistenza.

Non credo vi sia difficile intuire la mia opinione: ho amato tantissimo questo libro, fin dalle prime pagine, forse per il fatto che la storia è verosimile, così come lo sono i personaggi, che mi hanno commossa con le loro fragilità e la loro meravigliosa umanità. Donia Bijan scrive in modo asciutto, incisivo, senza fronzoli inutili (cosa che apprezzo tantissimo) ma, allo stesso tempo, con sguardo amorevole e sensibile. Teheran viene raccontata con poche pennellate sparse ed essenziali eppure sembra di poterla vedere come se ci avessimo camminato con i nostri piedi, ne percepiamo quasi fisicamente i rumori, il chiasso, il clima soffocante sulla pelle, i colori, i profumi, il gusto del cibo. Arrivati all’ultima riga, un pezzetto di cuore resta lì, dentro al libro… e viene quasi voglia di mettersi a cercare se, da qualche parte a Teheran, il Café Leila esista veramente. Lettura consigliata caldamente.

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