Recensione “Rosso è il colore del destino” di Roberta Fierro

 

 

 

 

 

 

Nonostante appartengano a due mondi separati, il destino ha scelto di farli incontrare. Così diversi eppure così simili.

Lei, Erin, porta con sé ricordi dolorosi e la voglia di aiutare sempre chi ne ha bisogno.

Lui, Calix, cresciuto nella rabbia, scoprirà che lasciarsi andare alle emozioni può cambiare tutto.

Riuscirà Erin ad accettare e comprendere la vera natura di Calix?

Ce la farà quest’ultimo a vincere le sue paure e inibizioni?

E riusciranno, i due, a opporsi a una sorte inquietante che sembra minacciare la loro stessa vita?

Nella prima parte della duologia Urban Fantasy “Rosso è il colore del Destino”, Roberta Fierro non racconta solo di un amore che pare impossibile, ma anche di due mondi apparentemente opposti, ma legati… da un filo rosso indissolubile.

Ecco una storia molto più attuale e reale di quanto non sembri.

L’incontro tra due realtà apparentemente inconciliabili e opposte, viene affrontata dall’autrice in modo ingegnoso, tramite la leggerezza del fantasy, genere che consente di osare ed esasperare concetti, sentimenti e temi reali.

I protagonisti sono più simili di quanto pensano, abbarbicati nella loro struggente realtà, che li fa soffrire e non li appaga, ma che non hanno il coraggio di lasciare.

La conoscenza, sotto mentite spoglie, ci fa vedere come i preconcetti siano in grado di precluderci la visione della persona che abbiamo davanti. L’autrice a gran voce ci ricorda la nostra cecità alla luce del sole: il diverso è altro e non è buono. È vero?

Erin, alla ricerca di sé stessa, trova solo un percorso di vita che la opprime dietro una maschera di normalità, da cui ricava sofferenza ed irrequietezza che la trasformano in una crocerossina degli indifesi.

Calix, reietto nella sua stessa società, ha fatto del suo riscatto sociale il suo scopo, perdendo per strada sentimenti e valori. Quanto è giusto tutto ciò?

Incontrarsi per loro è scoprire che la vita da di più, che le nostre fragilità non sono in nostro handicap ma le nostre armi, i nostri occhiali per vedere il mondo, possono essere anche un salvagente per chi si è perso.

Questa prima parte affronta il tema della diffidenza, dell’accoglienza, della difficoltà; ma si conclude con un accenno anche al pericolo. Ciò che ci lasciamo alle spalle prima o poi ci potrebbe raggiungere, ma cosa accadrà ai protagonisti? Quale pericolo incombe su di loro?

L’autrice è molto brava a lasciare qua e là piccole briciole di pane che incuriosiscono il lettore che già è affascinato dal mondo fantasy che lei ha costruito (ma non decritto minuziosamente in modo da stuzzicare la fantasia di chi legge e lasciandosi lo spazio per aggiungere nuovi particolari), la storia così non ha momenti lenti, ma risulta accattivante.

 

SENSUALITA’

RECENSIONE DI

EDITING A CURA DI

 

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