Recensione ”Professione Cam Girl” di Matt J. Mckinnon

 

 

 

 

 

 

Dopo aver concluso l’università, Hellen Cook, affascinante ragazza di Philadelphia, si trova a fare i conti con le difficoltà di un lavoro precario e scarse risorse economiche. Quando un certo Mark la contatta al numero del call center dove lavora, provocandola con insistenti avances, si ritrova coinvolta, suo malgrado, nel vortice di un gioco erotico virtuale sempre più seducente. Convinta di poter governare quel rapporto, si concederà sempre più, fino a subire il fascino di Mark, oscuro ed enigmatico amante senza volto, restandone travolta. Le cose tra loro evolveranno fino a desiderare di incontrarsi, oramai incapaci di opporsi a quella trasgressiva e segreta passione.

Matt J. McKinnon ci offre una storia ad alto tasso di erotismo, ambientata nell’attualissimo mondo delle chat e delle cam girls, dove i primordiali istinti animali trovano ampio sfogo, per trascinare il lettore verso un finale tanto inatteso quanto sconcertante.

Questo, cara gente, è un libro strano. Strano perché i temi trattati lo sono, sono inusuali per certi versi, originali per altri, provocatori, e direi anche un po’ spinti. Non che ci sia qualcosa di male, anzi. Se un libro con certi temi apre le menti delle persone, le spinge a riflettere e a migliorarsi, anche forzandole, anche provocando emozioni non gradite, è tutto ok secondo me. L’evoluzione non è sempre un processo indolore (anzi, quasi mai). Ma non divaghiamo. Dicevo che questo è un libro dal tema per me inusuale, e fin qui tutto ok. Il problema è il resto. Come viene trattato, esposto e alla fine sviluppato. La trama non è solo a tratti assurda e abbastanza idiota, a volte scontata a volte cervellotica, ma è anche degradante, a mio avviso. Ma ripeto, a volte certe cose sono assurdamente affascinanti, trame simili se scritte bene, con un linguaggio che coinvolge, con un’introspezione avvincente e un metodo “seducente”, ti prendono l’anima e ti portano chissà dove. Qui a me sembra tutto scritto da uno strano incrocio. Un misto fra un ragazzino di dodici anni e un vecchietto un po’ fuori di testa. Quindi più che prendere annoia, anzi, stufa proprio.

Si può essere provocante ma fino a un certo punto, lo stesso dicasi se si cerca un minimo di coinvolgimento.

Anche il finale tenta di essere originale con un’idea che poteva essere niente male, ma si perde troppo, secondo me.

Qualche scena erotica si salva perché a tratti incuriosisce più che altro. Ma nulla più.

SENSUALITA’: 

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