Recensione “Lonely Souls: La guerra occulta delle streghe” di Andrea Romanato

 

 

 

 

 

Nel Quartiere Francese cinque streghe vengono inseguite da alcuni individui. Erik e il suo gruppo riescono a salvarne due in extremis, un uomo e una bambina di undici anni. In seguito si scopre che la bambina, Thessa, è una Matriarca e che qualcuno le dà la caccia. Erik decide di nasconderla temporaneamente nel Quartiere ma, tornando a casa dal secondo rifugio, il gruppo viene ostacolato da una strega in preda al delirio.
Qualcosa si nasconde dietro a questi eventi che scateneranno una guerra tra congreghe nella città di New Orleans. Sangue e terrore attendono la congrega di Erik ma, soprattutto, dovranno affrontare un nemico mortale quanto imparziale: il destino.

Avevamo lasciato Evaline soddisfatta per aver sconfitto Era ma angosciata per aver scoperto il tradimento di Valentine.

La ritroviamo con la sua famiglia nel quartiere francese di New Orleans dove si è rifugiata per cercare di condurre una vita più tranquilla possibile.

La sua storia d’amore con Tiffany va a gonfie vele.

Jolene e Francis frequentano il liceo.

Kaileena fa ufficialmente parte della congrega.

Tutto sembra andare bene, quindi.

Un giorno, però, Evaline riceve una telefonata da Kaileena che è allarmata perché un uomo sta facendo una strage per strada. Quando arrivano sul posto Evaline si rende conto che deve salvare due persone: un uomo sulla quarantina e una bambina di circa dieci anni.

E così che Emris e Thessa vanno a vivere con Evaline e la sua famiglia.

Thessa è una Matriarca ma nessuno ancora conosce il suo potere, tuttavia il Gran Circolo delle Streghe la vuole per tenerla sotto controllo ed è proprio da questi che Emris deve difenderla.

Questo è solo l’inizio dei guai che Evaline e la sua congrega dovranno affrontare perché il Gran Circolo delle Streghe non starà a guardare e vorrà prendersi Thessa.

Perché Evaline, ancora una volta, avrà riposto la sua fiducia in mani sbagliate, convinta di fare la cosa giusta.

Perché la morte è un compagno fedele delle streghe e non risparmia nessuno.

Ma la forza di Evaline sta proprio nella sua congrega, nella sua famiglia che segue i suoi ordini e non si tira mai indietro.

Nemmeno quando una vecchia conoscenza tornerà, chiedendo perdono.

Come nel precedente libro ci sono molti avvenimenti e alcune rivelazioni piuttosto avvincenti, e il ritmo è sempre abbastanza concitato.

Le immancabili scene di combattimento scorrono abbastanza fluidamente.

La storia d’amore tra Evaline e Tiffany prosegue e questa è, insieme alla “maternità”, la nota più dolce del libro. Si sente ancora molto forte il senso di appartenenza alla famiglia, il desiderio istintivo di Evaline di proteggere tutto il suo branco e la sua consapevolezza che, uniti, sono più forti che mai.

Del resto i fatti non la smentiscono: chiunque affrontino, prima o poi, viene sconfitto.

Ma Evaline non sa che un grosso dolore è dietro l’angolo.

La situazione peggiora drasticamente, a un certo punto, e ci vorrà tutta la forza di volontà di queste anime solitarie per sistemare le cose.

Ho notato con molto piacere che questo secondo libro è scritto meglio, c’è ancora qualche piccolo errore dovuto, probabilmente, alla mancata rilettura dopo l’editing, ma niente a che vedere con il precedente volume.

La narrazione scorre senza intoppi e questo la rende molto più piacevole.

Anche ‘La guerra occulta delle streghe’ ha un grosso potenziale perché la storia è bella e avvincente e, come ho già detto, riserva delle interessanti sorprese.

Tuttavia non riesce ad essere coinvolgente come, a mio avviso, dovrebbe essere e questo perché l’approfondimento psicologico è ancora molto carente.

L’autore si ferma proprio quando avremmo bisogno di saperne di più, di sapere come i personaggi vivono determinate situazioni, perché reagiscono in un certo modo.

È tutto molto descrittivo ma le sole azioni non bastano per coinvolgermi davvero nella lettura.

Anche le scene di sesso presenti non riescono a suscitarmi alcuna emozione, essendo piatte e affatto appassionanti.

I personaggi non hanno subito maturazioni di alcun tipo e i loro tratti negativi sono più presenti che mai.

Onestamente ho trovato molto poco apprezzabili le parole di Kaileena in chiesa durante il funerale, come quelle di Tiffany rivolte alla preside del liceo di Jolene e Francis.

C’è quasi un’esasperazione dell’isteria di queste donne che aprono bocca e le danno fiato sentendosi, poi, profondamente soddisfatte.

In queste situazioni, invece, penso che la caratterizzazione dei personaggi scada miseramente, riducendoli a donnette patetiche e aggressive.

Paradossalmente il personaggio più equilibrato e meno isterico è proprio Francis, l’unico maschio della congrega.

In conclusione dico che il libro manca di alcune caratteristiche importanti e, per questo, non mi sento di dare quattro stelle piene ma posso consigliarlo, perché è una lettura leggera e scorrevole.

 

SENSUALITA’

RECENSIONE DI

EDITING A CURA DI

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