Recensione IL SENSO DELLA COLPA di Daniel Di Benedetto

 

 

 

 

 

 

Il corpo avvolto tra le lenzuola, le mutandine sfilate e il sorriso di Anna che

non tornerà più. Il maresciallo Giuseppe Occhipinti deve indagare sulla morte

di quella ragazza che aveva imparato ad amare come un padre e come un

fratello. Ricostruire la vita di una persona che pensava di conoscere e che

scoprirà essere sempre più lontana dall’idea che aveva di lei. Notti brave,

droga, amori fugaci. Una storia raccontata a più voci e che viaggia su binari

paralleli fino a ricongiungersi in un finale dove niente è davvero quello che

sembra, in un crescendo di adrenalina senza alcun filtro, sullo sfondo di una

Torino mai così viva e pulsante prima d’ora.

Recensire il libro di uno scrittore che si stima e si apprezza è sempre un onore. Daniel Di Benedetto mi ha incantata con i suoi lavori precedenti, soprattutto “Waiting”. Ora torna ai suoi lettori, con una storia dalle tinte fosche e al tempo stesso carica di sentimenti.

Non sono riuscita a dare un’etichetta di genere a questo romanzo. La narrazione inizia con il ritrovamento del cadavere di Anna, diciannovenne piena di vita, solare ed estroversa, amata da tutti coloro che la conoscono e la frequentano. In apparenza siamo, dunque, in pieno noir, con tanto di investigatore -il maresciallo Occhipinti-, comprimari dalla personalità ambigua e torbida, ambienti squallidi dove droga, sesso estremo e malavita camminano di pari passo. Eppure, qualcosa ci fa capire che non è una semplice storia di omicidio e indagini, questa. Da subito, le voci interiori dei personaggi raccontano sentimenti, pensieri, si inabissano nei ricordi, quelli più dolci e dolorosi, quelli scomodi. C’è però un filo che lega tutti i volti di questa storia ed è il senso di colpa. Quello feroce, che si insinua nelle pieghe di un passato troppo ingombrante, negli atti mancati, che tormenta l’anima struggendosi per le occasioni perse, per tutte le cose non dette, per l’affetto che non si è dimostrato abbastanza, per l’amore che è rimasto nel petto e non è stato donato. Così, in realtà, il delitto e le indagini diventano lo sfondo per un racconto intimista e dolente.

La scelta di far parlare i personaggi in prima persona toglie i filtri e rende ancora più tagliente e impietosa l’introspezione che, in alcuni momenti, è una vera e propria confessione dolorosa. Nessuno però viene condannato. Lo sguardo dell’autore è carico di compassione e, anche di fronte alle azioni più deplorevoli, non possiamo fare a meno di condividere lo stesso sentimento e di empatizzare con i personaggi.

È questo uno dei punti di forza di Daniel Di Benedetto: la sua sensibilità, che si riflette nel modo in cui tratta i protagonisti delle sue storie e in cui osserva la loro umanità, senza fare sconti alla debolezza e alla fallibilità e, proprio attraverso tutto ciò, mostrandocene la dignità e la bellezza commovente. Questo suo punto di vista coincide fortemente con il mio ed è per questo motivo, tra le altre cose, che lo apprezzo così tanto e che riesce a toccarmi il cuore.

Anche in questo lavoro la scrittura è di alto livello; rimane, come per “Waiting”, la sensazione di una narrazione definita da pennellate, questa volta più marcate e dai colori cupi e spesso contrastanti, ma sempre eleganti e curate. C’è una musicalità, un’attenzione nel trattare le parole e plasmare i periodi che spesso si avvicina alla poesia; segno, questo, di indubbio talento.

Se proprio devo trovare un punto debole, forse è proprio questo “non-genere”, come dicevo inizialmente. Si oscilla tra il noir e l’intimistico, scene forti e dure si alternano a monologhi commossi e commoventi. Inizialmente questa ambiguità non mi ha convinta fino in fondo. In alcuni momenti mi sono sentita un po’ disorientata: dove mi aspettavo ancora più crudezza sono stata presa in contropiede da un racconto in flashback o da una scena dove i sentimenti vengono descritti in modo quasi lirico e viceversa. Credo però che la chiave di lettura sia tutta nel titolo: quel senso di colpa che, in fondo, è il vero protagonista di tutto il romanzo e fa da filo conduttore tra le storie che si intersecano.

Insomma, un libro che è una conferma riguardo le capacità e il talento di questo autore e che ci fa ben sperare che in futuro avremo altre belle sorprese da lui.

Consigliatissimo.

Recensione: 

Editing: 

 

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