Recensione “Il cane che aveva perso il suo padrone” di Damian Dibben

 

 

 

 

 

 

Di solito, nell’arco della propria vita, un amante dei cani cambia più di un amico a quattro zampe. Nel mio caso però è diverso: sono stato io a perdere il mio padrone. E lo sto ancora cercando. Da più di un secolo, da quando mi è stato concesso l’incredibile dono di non invecchiare mai. La mia esistenza è un mistero. Certo, se riuscissi a trovare il mio primo padrone potrei avere le risposte che cerco. Quell’uomo onorevole e leale, dalla voce dolce e dal temperamento mite, sarebbe capace di spiegarmi ogni cosa. È per questo che non mi arrendo e continuo a cercarlo. Sperando disperatamente che sia ancora vivo. All’età di 217 anni, un vecchio cane attraversa tutta l’Europa: dalla strana corte del re Carlo I alle guerre per la successione spagnola, passando per Versailles, Amsterdam e la Venezia del XIX secolo. Nel suo percorso farà amicizia con animali e uomini, si innamorerà, si meraviglierà di fronte alla duplice capacità umana di innalzarsi producendo sublime musica e di cadere in basso combattendo squallide guerre. Mentre la Storia intorno a lui cambia, un sentimento solido e forte non lo abbandona mai: l’indissolubile legame con il suo padrone.

Chi ama gli animali non potrà far altro che adorare questo magnifico romanzo e i suoi protagonisti.

La vicenda si snoda lungo più di due secoli in cui il “padrone”, un uomo dalla cultura e apertura mentale straordinaria per i tempi, ha viaggiato in lungo e in largo nelle corti europee e in oriente.

In uno dei suoi viaggi quest’uomo, dai sentimenti puri ed altruistici, ha fatto una scoperta eccezionale, “l’elisir di lunga vita”, e per soddisfare la curiosità di continuare ad assistere ai progressi scientifici ed artistici che si stavano succedendo in un periodo storico stimolante, ha pensato bene di sperimentarlo su di sé e di dividerne le virtù col socio in affari ed anche col suo adorato Campione, il cane protagonista della narrazione.

Straordinario esempio di fedeltà e amore, questo cane ripercorrerà tutti i viaggi fatti con il suo padrone nei reami in cui trovava impiego come medico di corte e sui campi di battaglia per aiutare i più sofferenti.

Una vita sempre nell’ombra per nascondersi dal socio maligno che li perseguita e che porterà l’amato padrone lontano dal suo fido amico.

La profonda dedizione che lo lega al suo adorato padrone porterà la bestiola ad attenderne il ritorno, per più di un secolo, sui gradini della cattedrale di San Marco a Venezia, e di cercarlo in ogni dove, recuperando dalla sua memoria olfattiva quelle inconfondibili note che lo caratterizzavano.

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E’ stato interessante guardare la vita attraverso gli occhi di un cane, così umanizzato dallo stretto contatto con gli uomini da saperne apprezzare le arti, le virtù e anche le debolezze.

Adatto a tutti gli amanti di storie di avventure e buoni sentimenti.

 

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