Recensione di “BAD ROMANCE” di Jen McLaughlin

 

 

 

 

 

 

Sette anni nell’esercito cambiano un uomo. Ma una ferita alla spalla mette fine alla carriera da cecchino di Jackson Worthington, e viene rimandato a casa, a combattere una battaglia che gli è fin troppo familiare: stare lontano da Lily Hastings. È pur sempre l’angioletto del suo ricco paparino, innocente, assolutamente adorabile, tanto pulita quanto Jackson è sporco. Ed è sempre la sua sorellastra, proibita, ma mai dimenticata, non dopo il bacio appassionato per il quale a diciotto anni è stato cacciato di casa. All’epoca non era riuscito a resisterle. Come potrebbe resisterle ora?

Lily sta per sposare un uomo che non ama, e impegnarsi in un lavoro stressante che odia, tutto per compiacere suo padre, che controlla tutta la sua vita. Come se non bastasse, il suo primo amore è tornato, con un corpo scolpito e appena una traccia del ribelle che ha segnato il suo destino con le sue labbra. Il tempismo di Jackson non potrebbe essere peggiore… o migliore. Perché Lily ora è cresciuta. Muore dalla voglia di assaggiarlo di nuovo. E per la prima volta, è pronta a essere una cattiva ragazza.

Romanzo molto carino che sicuramente mi ha coinvolta e che è scritto molto bene, non annoia mai e tiene sempre viva l’attenzione, però c’è un “ma”, l’ho trovato molto banale. Mi spiego: ci sta la storia di forte attrazione che poi sfocia nell’amore eterno fra due fratellastri che non hanno nessun legame di sangue, ma che per un bacio il padre di lei cacci di casa il figliastro appena diciottenne e che la mamma di lui non si opponga per niente già mi sta stretto. Quando poi lui torna ferito dal fronte si ritrova con la sorellastra sempre più bella fidanzata con un ragazzo ricco scelto dal padre ecco… anche qui avrei qualcosa da dire nel XXI secolo. Parliamo poi di come padre e madre ostacolino l’amore dei due giovani perché il figlio è un bad boy quando in realtà è un reduce di guerra che ha combattuto degnamente per la propria nazione e non si preoccupano minimamente neppure delle sue condizioni di salute proprio non ci sta. Se infine aggiungiamo ancora che il famosa matrimonio “s’ha da fare” per salvare la compagnia di famiglia… dai, per me è troppo.

Peccato perché la scrittura è accattivante e i personaggi molto ben costruiti e, ripeto, la storia carina, ma forse adatta ad un pubblico di teenagers che magari badano meno alla sostanza e più al coinvolgimento che qui sicuramente c’è.

 

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