Segnalazione di uscita “Mani sugli occhi” di Pitti Duchamp

 

 

 

TITOLO: Mani sugli occhi

AUTORE: Pitti Duchamp

EDITORE: Words Edizioni

GENERE: Romance contemporaneo

FORMATO: Ebook (2,99) – Cartaceo (15,90)

DISPONIBILE SU AMAZON

E IN TUTTE LE LIBRERIE

 

Può l’amore essere in grado di cambiare ogni cosa?

Può l’amore essere in grado di cambiare tutto, di sconvolgere abitudini e vite come se nulla fosse? È la domanda a cui dovranno trovare risposta Aiace, chirurgo oftalmico di fama internazionale, e Scilla, un’ambiziosa giornalista che punta alla vetta del successo.

Entrambi proiettati verso il successo, entrambi determinati e capaci.

Entrambi soli.

Perché sì, Aiace ha una compagna, che però tiene a debita distanza dalla sua vita. Agnese è per lui una promessa da mantenere, e forse solo questo. E Scilla è un’anima errante, caotica, libera nel vento della sua vita, che spesso la scombussola e le fa cambiare a forza direzione.

È così che Scilla e Aiace si incontrano, per un tiro mancino del destino, che decide di privare Scilla della vista. Un caso, un imprevisto. E dall’imprevisto al precipizio il passo è decisamente breve e fatto di baci languidi, carezze, sesso e sensi di colpa.

Vite diverse, quelle di Scilla e Aiace, seppure simili. Sicuramente sovrapponibili, mescolabili, ma per quanto? Perché conoscere l’amore è un conto, ma sacrificare tutto per quell’amore…

Mani sugli occhi è il terzo romanzo che Pitti Duchamp pubblica per Words Edizioni. Un’autrice eclettica come poche, una storia vera, che scorre sotto la pelle, regala sorrisi, tenerezza, anche qualche lacrima. Una piccola perla, come sempre sono i libri di Pitti, che rende perfettamente l’idea di come la vita non sia sempre in bianco o nero, ma ricca di migliaia di piccole sfumature capaci di regalarci tanto.

A volte tutto.

L’amore può insinuarsi in una vita fatta di doveri e soddisfazioni professionali e demolire l’egocentrismo di un chirurgo oftalmico di fama internazionale? Può sostituirsi all’ambizione di una giornalista di talento e darle un’altra densità, modificarle lo spirito? Un uomo e una donna al centro delle proprie vite, concentrati sulle loro aspettative, sugli egoismi, sulla paura di distrarsi dai propri obiettivi, entrambi troppo adulti e solidi per scendere a compromessi e rinunciare a una parte di loro stessi. Un amore inaspettato che sovverte e disordina, squassa e stacca e non dà possibilità di scelta se non la fuga. Eppure, quando l’indipendenza si trasforma in solitudine, solo un sentimento profondo può riparare l’anima. Se una vocazione perde di significato è nell’amore che può tornare a recuperarlo. Aiace e Scilla sono la dimostrazione che non c’è età per scoprire quanto i sentimenti possano indurre al cambiamento.

Nata nel 1981 sotto il segno del Leone a Firenze, Pitti Duchamp vive tutt’ora nella provincia di Firenze, sulle colline del Mugello, con il marito rugbista, due bimbi indisciplinati e un cane anarchico. Appassionata di burlesque e collezionista di pezzi vintage di arredamento e moda cerca di coniugare i suoi interessi scrivendo e leggendo romance storici. Se avesse del tempo libero adorerebbe trascorrerlo tra i rigattieri e i robivecchi del centro di Firenze.

 

È amante della storia in particolare quella dell’Europa tra il 1500 ed il 1900, i quattrocento anni che hanno creato la modernità per come la conosciamo oggi in termini di arte, pensiero filosofico e scientifico, socialità. Apprezza nelle persone più di tutto la gentilezza, il garbo e la buona educazione, quel “non so che nel portamento” che fa di una donna una dama e di un uomo un signore. In self ha pubblicato per la serie D’amore e d’Italia: L’Arabesco, Lupo di primavera, La gran dama, Il pugnale e la perla nera, La fiamma del ghiaccio. Ha partecipato alla raccolta Natale a Pemberly con uno scritto ispirato a Orgoglio e pregiudizio e alla raccolta Cuori fra le righe con un racconto ambientato durante la Grande guerra. Per DRI Editore ha pubblicato Frittelle al miele e altre dolcezze, il primo regency, e Stupefacente banalità, un romance contemporaneo.

 

Per Words Edizioni ha pubblicato il regency Il Farabutto e la Sgualdrina e il romanzo contemporaneo Sabbia Bianca, primo volume della tetralogia I Giganti del Calcio Storico.

Mani sugli occhi è il suo terzo romanzo pubblicato con la casa editrice campana.

1.

“Si rimetta sul fianco opposto all’occhio operato… sotto la coperta. Starò con lei stanotte.”

“Si fida di me?”

Una donna alquanto impudente. Le preparo un antidolorifico che è anche antipiretico, ha le mani molto calde, la stanchezza deve aver fatto salire la febbre.

“Nelle condizioni in cui è… dubito davvero che potrebbe attentare alla mia virtù.” Scilla beve la medicina e riprende la posizione corretta.

“Posso comunque sedurla.”

 

 

2.

“Mi hai seguito? Da quando devo renderti conto dei rapporti che ho coi miei pazienti?”

“Mi è solo sembrato strano che la seguissi, Riccardo si poteva occupare di lei.”

“Per questo mi hai esposto ai giudizi del mio personale? Mi hai accarezzato in pubblico, sai bene che non lo tollero.” Mi distacco da lei, metto spazio tra il mio corpo vestito con canottiera e boxer e il suo nudo.

“Ho visto come l’hai guardata nell’atrio.”

“E come l’avrei guardata?” Cerco di essere ironico, ma mi sento come un bambino beccato con tre caramelle in bocca.

“Non se ne è accorto nessuno, Aiace, non lasci trasparire mai niente. Però, io sì, io mi accorgo di tutto. L’hai guardata come se da lei dipendesse la luce del sole.”

Agnese si tira su e si appoggia sul gomito: è una donna piacente, florida, con morbidi capelli castani e occhi chiari, ma la sua posa è inadatta a un medico chirurgo.

“Aiace, noi non abbiamo una tresca di nascosto. Noi stiamo insieme, abbiamo una vita di coppia, non c’è nessuno che fa pettegolezzi su di noi e ci sarebbe ancora meno curiosità se vivessimo insieme, se mi trasferissi qui da te. Nessuno parlerebbe alle nostre spalle.”

“Non è possibile, lo sai. Non posso avere persone che mi deconcentrano intorno.” La immagino mettere le mani tra i miei abiti stirati dalla lavanderia, usare i miei asciugamani impilati per grandezza in ordine decrescente, profanare i miei spazi personali occupandoli per sé, arrivando a pretendere che io sacrifichi le mie abitudini.

“Mio padre lo avrebbe voluto.”

Mi volto di scatto, furioso, ma tengo la mia intolleranza sotto controllo. So che per lei i miei rifiuti sono fonte di grande disappunto, rispetto la sua delusione, ma non cedo terreno alle sue richieste.

“Non usarlo per manipolarmi, odio che tu lo faccia. Non sarebbe degno di tuo padre.”

 

 

Ho i polmoni in saturazione, il cuore fuori controllo e il cervello, neanche a dirlo, catapultato in un’altra dimensione. La spingo sul tavolo, che crepita instabile, e lei si siede allacciandomi le gambe addosso. Ha il respiro pesante. L’istinto, di nuovo quel bastardo, mi fa aprire i pantaloni incredulo di essere io davvero questa bestia infoiata.

Sposto i ridicoli slip, sfioro la pelle setosa della sua intimità mentre Scilla mi tocca e indirizza il mio sesso verso il suo corpo.

Mi spingo dentro di lei.

Non mi rifiuta, non si ritira, non rimane ferma e passiva. Al contrario, si avvicina e asseconda i miei movimenti mentre il tavolo scricchiola a ogni spinta, come a sottolineare quello che stiamo facendo con il suo supporto.

Scilla ansima, i suoi sospiri di gola hanno un suono erotico, la vestaglia le è scivolata dalle spalle e gli spallini di quel francobollo di stoffa che indossa hanno ceduto lasciando fuoriuscire i seni che si muovono sensuali sotto i miei colpi. Ne prendo uno in mano e lo accarezzo, sfrego un polpastrello sulla punta acuminata di un capezzolo e sento che Scilla si contrae e spezza la sua voce. Quel volto abbandonato e gli spasmi dei muscoli devono essere la manifestazione del piacere: ha la bocca appena aperta, gli occhi chiusi, i nervi del collo tesi nell’abbandono del godimento.

Il tavolo cigola ancora sotto il peso di Scilla, che non deve essere poi molto, ma la mia performance lo ha messo alla prova. Lei è abbandonata, la sento gonfia e scivolosa, mi avvolge e io non ho mai creduto che l’incastro tra un uomo e una donna potesse essere così. Ho davanti la scena più lasciva a cui abbia mai assistito e ne sono protagonista. Il pensiero è così eccitante che sento già montare l’orgasmo. Sto per raggiungere l’apice quando le gambe del tavolo sotto Scilla emettono un rumore sordo e si spezzano. Lei è del tutto presa dalla nostra parentesi fisica. Io ho i riflessi più pronti, la trattengo a me, le afferro le natiche, la sollevo che siamo ancora collegati e, schiacciandola contro la parete a fianco, esplodo, senza nessun pensiero al mondo.

 

 

  1. “Mi fa piacere che tu sia qui. Ti ho pensato qualche volta.”

Bugiarda. È un maledetto chiodo fisso.

Lui sorride, sembra malinconico mentre mi muovo per la stanza apparecchiando.

“Io non riesco a smettere di pensarti.”

Mi blocco d’improvviso, ancora il cuore che mi sorprende con un tonfo. Assorbo le parole e muovo qualche passo nella sua direzione. Lui mi sta guardando, la sua sagoma interrompe la luce chiara che viene da fuori.

Non oso toccarlo, non allungo le braccia verso di lui in una richiesta implicita di essere abbracciata. Gli sto lasciando la porta aperta, ma è lui che deve varcare la soglia. Io non ho intenzione di saltargli addosso, anche se l’aria tra noi è satura di tensione e Aiace ha l’aria di un vampiro assetato.

“Avevi detto che quei cinque minuti sfrenati ti erano dispiaciuti” gli ricordo.

“Invece avrei dovuto inchiodarti al letto.”

Si avventa sulla mia bocca, mi forza le labbra e mi bacia. Aiace brucia, sembra affannato e la vena del collo pulsa come se stesse per scoppiare. Mi stringe e mi spinge la nuca contro di lui.

Senza staccarci, caracolliamo contro qualche mobile e precipitiamo sul mio piumone. Via la maglietta, via la camicia, via la sua giacca, la camicia e i pantaloni.

 

  1. “Aiace.”

“Sei di nuovo da sola” afferma la sua voce vicina.

Percepisco il calore del suo corpo e i rumori dei suoi spostamenti. Sono sorpresa ed estasiata.

“È il mio destino.”

Lui ha il volto alla mia altezza, sento il suo respiro sulla fronte, deve essere accosciato davanti a me. Chissà in quanti ci stanno osservando.

“Ti porto a casa” mi dice, e ha una voce così rassicurante che non prendo neanche in considerazione l’idea di oppormi.

Forse era predetto che me lo ritrovassi davanti, come dice Nausica. Probabilmente la vita mi sta offrendo una seconda possibilità.

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