
Francesco è un botanico con una valigia, un cuore in mille pezzi e un’unica missione: fuggire. L’unica salvezza sembra essere Madrid, la città perfetta per ricominciare e nascondersi dietro un contratto di tirocinio in un roseto da sogno. Per mesi, ha creduto che la “timidezza delle chiome” – quel fenomeno per cui gli alberi si isolano per proteggersi a vicenda – fosse la metafora perfetta per la sua vita.
Ma la vita, si sa, non ama i piani.
Quando il suo lavoro da botanico finisce in anticipo, Francesco si ritrova senza una via d’uscita e viene catapultato nel caos inaspettato della Libreria di Calle del Pez. Qui, tra pile di libri che minacciano di crollare e l’odore stantio di carta antica, è costretto a lavorare per l’assurdo e scorbutico libraio, il Signor Álvarez (soprannominato “Scrooge”).
Tra un eccentrico coinquilino che gira in mutande, una collega incinta dal sarcasmo affilato e l’idea di dover organizzare un improbabile gruppo di lettura, Francesco impara in fretta che la Libreria del Pez non è un luogo in cui nascondersi, ma in cui rinascere.
E quando incrocia lo sguardo con un affascinante ragazzo delle consegne, scopre che c’è chi non cerca l’amore, ma solo “quadrifogli trovati per caso”.
Tra la “timidezza delle chiome” e il coraggio di fiorire, Francesco imparerà che un cuore spezzato può essere riparato solo quando incontra un altro cuore disposto a rischiare.

Molto molto carino questo libro che mi aspettavo diverso, ma che ho apprezzato ancora di più per la sua particolarità.
Questa è una storia sulle seconde occasioni, una storia di accettazione e rinascita e, soprattutto, una storia di amicizia che si trasforma in una nuova famiglia.
Francesco fugge dall’Italia e da ciò per cui non riesce a trovare una soluzione e trova, a Madrid, una nuova casa.
Ramón è il proprietario dell’appartamento in cui si trasferisce Francesco, detto ormai Paco, un ragazzo misterioso ma sempre aperto e disponibile, un personaggio solare che nasconde un mondo di sofferenza dentro di sé.
Una volta terminato lo stage come giardiniere, il contratto di Francesco dovrà terminare poiché, nonostante la bravura e la necessità di averlo come collaboratore, i datori di lavoro non possono permettersi di assumerlo. Di punto in bianco il disfattista e negativissimo Francesco si ritrova punto e a capo… E sarà la persona più scorbutica e particolare, invece, a salvarlo dalla sua autocommiserazione, il Signore Álvarez, proprietario di una libreria che non si sa come riesca a restare aperta. Questo posto è ricettacolo di stranezze, speranze, delusioni e nuovi inizi, una libreria che non è solo quello che appare.
Da questo momento abbiamo la fortuna di conoscere e veder interagire diversi personaggi che rendono il romanzo altamente godibile e facilmente leggibile, a partire da Yoli, a santo Juan e al mio amato Signor Santiago. I personaggi sono caratterizzati davvero bene, sono così profondi e reali da sembrare di far parte di questa found family.
Il libro è strutturato in modo particolare, tanto che a una prima impressione non sembra scorrevole, ma, continuando, si vola… si arriva alla fine in un attimo!
Questo è il classico libro da consigliare a chi ha voglia di sfruttare qualche ora per risollevarsi lo spirito, senza essere troppo pesante o troppo leggero. È una via di mezzo tra la leggerezza assoluta e quella profondità di cui abbiamo un po’ tutti bisogno nelle storie che leggiamo, ma senza appesantirci.
Non che voglia definire questo un romanzo leggero, ma il modo in cui viene raccontato il rapporto con la malattia, o quello con l’ansia o anche la gestione di una vita che sembra non appartenere più ai personaggi, fa sì che venga letto in modo di leggero. L’autore è stato molto bravo a non appesantire il lettore, pur raccontando di sensazioni, emozioni e fatti che tutto provocano tranne che leggerezza.
Una cosa che ho amato profondamente è il rapporto tra Francesco e Santiago, in cui quest’ultimo, un po’ figura genitoriale, un po’ amicale, lo aiuta ad attraversare i vari momenti in cui il ragazzo si sente perso e impaurito.
“…non c’è giardino al mondo più bello di quello che hai curato con le tue mani, dove non c’è rosa che non ti abbia piantato una spina nelle dita, o tronco che ti abbia lasciato qualche scheggia.”
Lo consiglio!

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