
Nel Gioiaverso, l’amore non si coniuga al futuro: si declina al condizionale.
E spesso si coniuga male. Ottativo d’Amore è la storia di ciò che succede quando la grammatica dei sentimenti smette di funzionare, e al posto di un “ti amo” arrivano verbi più incerti: “ti vorrei”, “ti potrei”, “ti avrei scelto, se…”.
Nel Gioiaverso ci sono storie che bruciano, storie che tornano e storie che non finiscono neppure quando sembrano finite.
Questa è una di quelle che tornano, puntuali come una ricorrenza emotiva.
Ottativo d’Amore è la vicenda di Samuel Nottola degli Albizi e Tommaso Gentili, due uomini che per oltre vent’anni si sono inseguiti, evitati, desiderati, fraintesi e amati nel modo meno lineare possibile.
Il primo coltiva disastri sentimentali con un’eleganza che solo il privilegio permette. Il secondo ha relazioni formali, amanti transitori, promesse mai mantenute, e un silenzio enorme dove dovrebbe esserci il coraggio.
Non è un triangolo, non è un romance classico: è la storia di una relazione che cresce in diagonale, evolve a zig zag fino a quando inciampa, si rialza e, contro ogni regola della logica, alla fine funziona.
Intorno a loro ruotano famiglie nobiliari più decorative che utili, ex mogli che non smettono di essere fondamentali, bambini che osservano gli adulti come fenomeni naturali, un gruppo di adulti che si muove tra feste che finiscono sempre tardi, decisioni prese sempre troppo presto, un numero inquietante di bicchieri mezzi pieni, gatti inconsapevolmente erotici e l’immancabile Firenze: elegante, incoerente, sempre complice.
È un romanzo su due vite che si sono sfiorate troppo presto, perse troppe volte, e che alla fine decidono di smettere di sbagliare distanza.
Non perché hanno capito tutto, ma perché non hanno più voglia di fingere.
C’è una proposta di matrimonio in due tempi, una casa che diventa grande abbastanza per accogliere tutti, un Natale indimenticabile, e una famiglia allargata che nessun manuale saprebbe spiegare, ma che esiste, cammina, respira, ama.
Storta, caotica, vera.
Elegante, ironico, malinconico senza deprimere, luminoso senza mentire:
Ottativo d’Amore è la storia di come, a volte, la felicità arriva proprio quando si smette di cercarla in modo ordinato.
Se avete amato Crepacuore, qui troverete la stessa voce: più adulta, più lucida, con meno illusioni ma con la stessa ostinata convinzione che l’amore — anche quando fallisce — sia l’unica cosa che abbia senso raccontare.
Benvenuti nell’unico posto al mondo dove i sentimenti non finiscono: cambiano stanza.

È letteralmente un caos, un caos piacevole da leggere.
Se il primo volume è stato una lettura infinita, in questo la scorrevolezza vince su tutto.
Dialoghi che snelliscono di molto la storia, personaggi ironici e simpatici, una trama abbastanza fitta ma non esagerata, una scrittura che agevola il tutto.
Soffri con i protagonisti, desiderando molto spesso di prenderli a schiaffi, che si rincorrono per oltre vent’anni per approdare a un lieto fine stanchi e stremati.
Della serie: faccio il giro del mondo e poi ritorno al punto di partenza.
Ma si sa, a noi le storie semplici non piacciono e, se non si soffre un po’, che soddisfazione c’è?
Ambientato nella bella Firenze, tra stradine iconiche, nobili e feste d’altri tempi, questo romanzo è una lettura che ti coccola e sa regalare emozioni.


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