
San Francisco.
Un incidente d’auto stravolge la vita di una famiglia: quella di Donatello Sparvieri, il pugile italiano campione del mondo dei pesi massimi. In quel nefasto evento perde sua moglie Amélie, rimanendo solo con sua figlia appena adolescente. L’uomo cade in una spirale discendente d’alcol e di cattive scelte, mettendo a dura prova il rapporto con sua figlia. Questo, fino a quando dall’Italia non arriva suo nonno Berto, un anziano uomo di quasi novant’anni, burbero e inacidito, per portarli via con sé. Con loro andrà anche il cognato, François. Si ritroveranno a Fondi, una piccola cittadina nel Lazio, tra aranci, ulivi e il mare a fare da sfondo. Ma qualcosa sconvolgerà ancora una volta le loro vite. Amori, drammi familiari e tanto ridere. Tutto questo è Amélie.

Molti i personaggi che entrano in scena, altrettante le storie che s’intrecciano andando a completare un libro tutto da leggere.
Il romanzo è scritto in terza persona e quando le storie e i personaggi sono tanti, la migliore soluzione è proprio questa, scrivere la storia con voce e occhio esterno.
Si parte da Donatello e dalla sua perdita, si continua con sua figlia che dovrà fare i conti con la mancanza di una madre e il crollo emotivo del padre, avremo Francois che racconterà anche la sua storia e il nonno Berto che, con la sua parlata, darà quel brio alla storia.
Si continuerà con personaggi minori che arricchiranno la storia dando quella marcia in più e quell’alone di mistero che non guasta mai.
I salti temporali tra passato e presente aiuteranno a conoscere i personaggi, a saperli collocare nel modo giusto e a comprenderne le decisioni.
Insomma non sarà il solito libro, non è un romance qualunque, è un racconto, una raccolta di storie che vanno tutte dritte verso un’unica meta.
Il finale? Beh io ho ancora la bocca aperta per lo stupore e voi?




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