
Dopo ventidue giorni nell’oscurità, Nash torna alla luce. Ma sopravvivere non significa essere libero.
Una missione fallita gli ha portato via tutto: il controllo, la sicurezza, la fiducia nel proprio corpo e nella propria mente. Tenuto prigioniero in tunnel sotterranei, tagliato fuori dal mondo e sospeso tra il desiderio di resistere e quello di arrendersi, Nash viene salvato. Ma l’incubo non finisce quando respira di nuovo aria pulita.
Dentro di lui, la guerra continua.
Brewer lo vede nel momento più fragile, quando Nash non sa più come tornare a essere se stesso. Come suo sponsor, ha promesso di aiutarlo a ritrovare la strada, a ricostruire ciò che il trauma ha spezzato e a ricordargli che merita ancora amore, cura e desiderio.
Ma più resta al suo fianco, più Brewer capisce che Nash non è solo qualcuno da proteggere. È l’uomo che potrebbe diventare il suo per sempre. E innamorarsi di lui significa infrangere ogni regola.

Hi readers Sale e Pepe,
oggi vi parlo del libro “Darkness within” di Raquel Riley
Il primo libro di questa serie non mi aveva convinta fino in fondo. Avevo avuto qualche dubbio soprattutto sulla dinamica creata per la coppia, ma ho comunque deciso di proseguire perché, diciamolo, io ai militari con problemi e ai libri hurt/comfort non so proprio resistere. questa volta la scelta si è rivelata decisamente giusta, perché questo secondo volume mi ha convinta molto di più.
La storia di Nash non è semplice. Dopo ventidue giorni passati prigioniero nei tunnel, al buio e completamente isolato, viene finalmente salvato, ma tornare alla luce non significa tornare alla vita di prima. Il trauma che ha subito è profondo e la vera battaglia per lui comincia proprio quando viene liberato. Mi è piaciuto molto il modo in cui viene raccontato questo percorso, senza far sembrare che basti essere salvati per stare automaticamente bene. Nash deve imparare di nuovo a fidarsi, del proprio corpo, della propria mente e soprattutto delle persone che ha intorno. secondo me è il classico caso di testa dura che non ha mai sbattuto la testa contro un muro e Nash è proprio quel muro. Tutto quello che ha passato lo ha cambiato, ma grazie a Brewer, prima come caregiver e poi come amico, inizia piano piano a capire che forse può ancora vivere e permettersi di essere felice.
I traumi profondi di entrambi sono un vero pugno nello stomaco e penso che, a questo punto, tutte le storie della PALLE saranno caratterizzate da una buona dose di dolore e hurt/comfort. Brewer ha un pochino quella sindrome della crocerossina che normalmente non amo particolarmente nei personaggi, ma qui funziona. È consapevole di quello che fa, è ponderato e soprattutto è perfettamente coerente con il lavoro che svolge e con la sua personalità, quindi non l’ho mai trovato eccessivo.
La parte che ho apprezzato di più è proprio il percorso di entrambi e il modo in cui, lentamente, imparano a essere qualcosa di diverso da quello che il trauma e le dipendenze hanno imposto loro.
Una storia intensa, dolorosa ma anche molto tenera, che mi ha coinvolta. Io non vedo l’ora di scoprire le nuove emozioni che questa serie può portare, sono convinta che ci saranno tanti momenti dolorosi ma anche tanti dolci, divertenti e romantici.




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