
Credevi che essere “speciale” fosse un dono? Nel mondo dei lupi è solo una condanna a morte.
Sophie Richard voleva solo essere normale. Ma il sangue non mente, e il suo è una rarità che la rende il trofeo definitivo per César, affascinante e cinico capobranco a cui è stata promessa. Lui la vuole al suo fianco, ed è disposto a piegare intere fazioni pur di rivendicarla. L’unica via di fuga per Sophie è l’impensabile: scendere nell’arena della Giostra del Plenilunio e diventare dominante. Ma la Giostra non è fatta solo di nemici spietati e alleati ambigui come l’arrogante Jean.
Tra i combattenti pronti a tutto e nuovi nemici all’orizzonte, dal passato di Sophie emerge lo spettro di Cédric, il ragazzo che amava. Ma qualcosa in lui si è irrimediabilmente spezzato e la sua mente sta cedendo all’istinto primordiale di un involuto. E sull’arena, Cédric è una mina vagante, una bestia priva di umanità che potrebbe non riconoscere la ragazza per cui un tempo avrebbe dato la vita.

Secondo e ultimo libro della dilogia, La Giostra del Plenilunio è rappresentativo della grandezza di questa autrice. La Skies ha un modo incredibile di farti entrare nella storia, come se stesse raccontando di fatti veramente accaduti, tanto da non sembrare di essere in un fantasy.
Ritroviamo Sophie alle prese con il suo rifiuto di essere una versipellis, lontana da casa e da Cédric. Questo personaggio è qualcosa di veramente particolare, un’eroina che non vuole esserlo, un’adolescente in tutto e per tutto che riesce, però, a crescere verso la fine del romanzo, quando avrà modo di riflettere su ciò che ha vissuto.
Cédric è un personaggio quasi secondario in questo secondo volume, ma essenziale ai fini della narrazione e della crescita di Sophie. Anche lui si comporta da adolescente qual è, ma con il suo background è costretto a crescere molto prima della sua controparte femminile.
Ho avuto dubbi riguardo a César fino alla fine, credo che l’autrice abbia voluto instillare il dubbio su di lui, rendendolo parte di un quadro molto più grande. Quadro che non sono stata in grado di vedere fino alla fine, quando una scoperta inaspettata mi ha fatto strabuzzare gli occhi e spalancare la bocca, incredula, ma decisamente soddisfatta di non averlo capito prima.
La Skies sa scrivere e lo sa fare molto bene. Sa come raccontare i drammi dei personaggi, ti fa capire fino in fondo il loro dolore senza che questi debba dire chissà cosa. Ho sentito tutto quello che ha provato Sophie e ho sofferto con lei, ma anche con Cédric, un ragazzo con una forza di volontà tanto grande da sacrificare se stesso più volte.
Sophie dimora in sé il bene e il male e fa fatica a tenere sotto gabbia quel male che vuole prendere il sopravvento.
“Ciò che dimora in noi è un’oscurità che dobbiamo tenere in catene per poter vivere davvero.”
Ma, forse, la leggenda cherokee dei due lupi parla proprio di lei:
“Ognuno di noi custodisce dentro di sé due lupi: quello Bianco rappresenta sentimenti positivi, quello Nero le emozioni negative come la rabbia. Entrambi vanno nutriti, facendo attenzione a non lasciare affamato l’uno o l’altro.”
L’ambientazione, che mi è piaciuta tantissimo, mi ha rinfrescata – vista la quantità di neve nel libro in contrasto all’afa di casa – e mi ha fatto sognare.
E che dire del finale? Bello e giusto, a tratti sconcertante ma che mi ha dato una grande soddisfazione.
La storia c’è e scorre veloce, nonostante la mole del romanzo, non veniamo mai lasciati in balia di una casualità, ogni minima cosa è pensata e studiata in modo tale da poter arrivare alla fine più consapevoli e con la testa che annuisce in autonomia, dopo aver capito tutto.
Insomma, altra meraviglia scritta da un’autrice di cui non voglio lasciarmi sfuggire proprio niente.


![]()


Lascia un commento