Recensione “Volontario ad Auschwitz” di Jack Fairweather

 

 

 

Witold Pilecki, membro della resistenza polacca, si offre volontario per una missione ad altissimo rischio: farsi catturare dalle SS, entrare nel lager e raccogliere quante più informazioni su ciò che avviene lì dentro. Se possibile, dovrà anche sabotare le attività che vi si svolgono. Ma una volta all’interno di Auschwitz, Pilecki capisce che quello non è un normale campo di prigionia. L’orrore della Soluzione Finale nazista lo spinge allora a tentare il tutto per tutto: evadere, raggiungere l’Europa dell’ovest e informare gli Alleati delle mostruosità che avvengono in quel posto. Una missione che sembra un vero e proprio suicidio. Censurata dal governo comunista polacco nel dopoguerra, la straordinaria storia di Pilecki viene riportata alla luce in questo libro. Attraverso diari, testimonianze e documenti a lungo secretati, Jack Fairweather ricostruisce una delle vicende più scioccanti della seconda guerra mondiale. La tragica fine della missione di Pilecki, infatti, non fu decisa ad Auschwitz, ma nelle stanze segrete di Londra e Washington…

Questa non è un’opera di finzione. Ogni citazione ed ogni dettaglio proviene da una fonte primaria di informazione, ben specificata dall’autore.

Una sorta di documentario sulla vita di Witold Pilecki, membro della resistenza polacca, catturato dalle SS (volontariamente) per documentare ciò che succede all’interno dei campi di concentramento.

Uno scorcio diretto e documentato dei campi di concentramento, non pagine di diario, ma pagine di rapporti inviati alla BBC per documentare e dare una realtà completa dei campi di detenzione.

Dal cibo come moneta di scambio, più volte visto e letto in vari altri libri, dalle torture, dai forni crematori, dalle camere a gas, la fame, la sporcizia, dagli esperimenti medici, un rapporto che faceva luce sullo sterminio di massa degli ebrei.

Scampato “indenne” dalle crudeltà naziste venne processato, il suo fu il primo processo-farsa in stile sovietico. Il regime etichettò la famiglia Witold come nemica dello stato, giustiziato con una condanna esemplare, Witold se ne andò con la consapevolezza di non essere riuscito a portare il suo messaggio di verità.

Un libro che mi ha sbalordito, non solo per le fonti di informazioni, per gli studi dietro alla stesura, ma, soprattutto, per la storia di quest’uomo che ha rischiato la sua vita per portare alla luce le crudeltà naziste, morendo come condannato e giustiziato come traditore.

ELEONORA

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