Recensione “Vite intrecciate” di Domenico Di Pinto

 

Adam Donovan era certo di avere tutto: il lavoro dei suoi sogni a Seattle, la sua donna, la sua famiglia, i suoi amici. Ma non si metteva quasi mai in discussione. Era sicuro che se avesse recitato abbastanza bene, se fosse stato abbastanza “credibile” tutto sarebbe andato secondo i suoi piani. Tutto sarebbe stato perfetto per tutti; tranne per lui. A scombinare questi suoi piani ci penserà Chris, il migliore amico dai tempi del liceo. Entrambi si ritroveranno ad affrontare un rapporto messo quasi sempre in discussione, tra maree tempestose e quieti momentanee. E sarà proprio in quel momento che Adam, con il cuore in fiamme, dovrà fare i conti con se stesso e con un passato intriso di segreti per mettere in ordine il cuore. Lui sa, però, che l’unico modo per farlo è ascoltarlo. È accettarsi.

Sconclusionato e delirante, questi sono gli aggettivi che mi sono saltati in mente nel corso di questa lettura. E pensare che queste sono il tipo di storie che prediligo, ovvero quando il protagonista maschile etero, si fa un sacco di domande, un sacco di elucubrazioni mentali prima di arrivare alla conclusione di essere gay ed accettarsi per quello che è. Qui questi sentimenti, queste emozioni sono esasperate all’ennesima potenza, tanto da far risultare il protagonista incoerente, illogico e contraddittorio. Per non parlare della ridondanza della trama prima di arrivare al punto focale del libro, sembra di essere sulle montagne russe, ma in modo negativo, nel senso che pagina dopo pagina non si sa mai quello a cui il lettore andrà incontro. Mi piacciono anche le trame che io definisco corali, quelle dove ci sono personaggi secondari che però sono talmente importanti da dare un senso logico alla lettura. Qui troviamo un gruppo di soggetti sociopatici, che anziché spalleggiarsi, se possono si accoltellano l’uno con l’altro senza un reale motivo apparente. È una storia piena di feroci litigi, di scatti d’ira, di prepotenza e aggressivi che non mi hanno permesso di trovare una connessione con i protagonisti. Le scene intime sono liquidate in maniera veloce e fugace, ovviamente non c’è bisogno di essere troppo espliciti, ma c’è sempre una giusta via di mezzo, perché anche queste sono una parte importante in un libro. Quindi, tirando le somme, non è una storia che mi ha affascinato o emozionato, e, anche se so quanto lavoro e quanta fatica ci siano dietro la stesura di un libro, questo per me è proprio un no!

Alla prossima!

BARBARA M

ELEONORA

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