Recensione “Una vita spezzata” di Vincenzo Malavolti

 

 

 

Isabella, studentessa d’origine calabrese, risiede a Reggio Emilia e vive in una famiglia modello. È prossima all’esame di maturità. Una sera, in discoteca, incontra Roberto, un ragazzo che canta e suona in un complesso rock. Scocca la scintilla, un colpo di fulmine, un amore folgorante che la porterà a restare incinta. Da un aborto comandato prende corpo il libro sviluppandosi in una trama spesso inquietante e cruenta, che vedrà precipitare la protagonista dentro un abisso sempre più profondo, dal quale sarà molto difficile riemergere…

 

“La mia vita spezzata anche per lui, quel giorno, e quel figlio mai nato”

La vita di una ragazza allegra e spensierata dopo l’aborto imposto dai genitori per l’etica morale della famiglia.

Una vita che si è spezzata ed è caduta negli abissi più profondi di disavventure, droga, prostituzione e dolore.

Una vita che leggerla forse non renderà l’idea, che nelle parole dell’autore troverai solo dolore e tristezza e un tunnel dentro al quale la luce sarà solo un triste ricordo.

Piangi e ti disperi per la protagonista, per quel dolore conosciuto troppo presto e per quello “svago momentaneo” che attenua la tristezza dell’anima.

“Precipitare nell’abisso è un attimo, dalla curiosità di una semplice tirata a quella prima sniffata e poi giù, sempre più giù, fino a toccare il fondo. Per risalire, ci vuole molto più tempo.”

Una vita spezzata è il titolo di questo romanzo che mi ha sconvolto nel profondo.

L’abisso dentro al quale cade e sprofonda Isabella è un percorso così breve e così disumano, che rimani inerte ed immobile di fronte a questa vita che è troppo “rotta” ormai.

La droga e il sesso entrano a spada tratta nella sua vita, riempiendola di quei pochi attimi di godimento a quell’anima in pena.

ELEONORA

 

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