
Per molti decenni, Renee ha solo cercato di dimenticare ciò che aveva vissuto tra il settembre del 1939, data dell’invasione nazista della Polonia, e l’aprile del 1945, quando fu liberata dal campo di concentramento di Bergen-Belsen: le persecuzioni, le fughe continue, la deportazione dal ghetto ebraico della sua città, la perdita della sorella, la prigionia ad Auschwitz-Birkenau, i lavori forzati ad Amburgo e le angherie subite in un altro lager. In quei sei anni di torture, paura e lotta per la sopravvivenza, ci fu un’unica costante: la mano di sua madre Sala, sempre stretta alla sua. La forza dell’amore materno diede a entrambe qualcosa di fragile ma bellissimo a cui aggrapparsi in un’epoca infernale. Fu sua madre a nascondere Renee, a proteggerla sempre, a rischiare la vita per lei disobbedendo agli ordini delle SS. Furono liberate entrambe, ma la salute di Sala non resse e morì soltanto dodici giorni dopo. Questo libro, commovente e colmo di gratitudine, è un inno al loro legame speciale e all’amore assoluto che unisce madri e figlie, un amore capace di superare anche le prove più dure.

Una sorta di romanzo-documentario che racconta di Renee e della sua vita stravolta dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Uno spaccato di vita che va dal 1939 alla liberazione del 1945, sei anni in cui la sua identità verrà cancellata, la sua famiglia verrà divisa, disintegrata e solo un mucchio di ricordi malmessi la terranno in vita fino all’apertura di quei cancelli.
La deportazione dal ghetto, la prigionia a Birkenau, vivere con la paura perenne di morire, lottando contro tutto e tutti per rimanere in vita.
Quando le forze rischieranno di abbandonarla ecco che il suo angelo custode, la madre, la spronerà a lottare ed è così che si ritroverà a sopravvivere ancora una volta su un letto d’ospedale sperando in una ripresa.
Un libro che, come molti del genere, lasciano sempre quell’amaro in bocca nonostante si parli di sopravvivenza, un’acredine dettata dalle troppe perdite lungo il cammino, dalla sofferenza corporea e spirituale, dagli stenti e dalle privazioni, dai sogni cancellati dalla mente di tanti esseri umani per mano di altri esseri umani.
Quando i sogni vengono, non solo infranti, ma cancellati del tutto… quando anche sognare in quel campo delimitato dal filo spinato non è più concesso.
Con le lacrime ancora che mi scorrono e le mani tremanti, scrivo questa piccola considerazione su un’altra testimonianza, ma quando anche i pochi testimoni rimasti andranno via, riusciremo a non fare ripetere la storia?




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