Recensione “Una fortuna pericolosa” di Ken Follet

 

La misteriosa morte di un giovane studente, erede di un cospicuo patrimonio, mette in moto una spirale di intrighi e vendette destinata a durare più di vent’anni e nella quale viene coinvolta una dinastia di banchieri consumata dall’ambizione e dalla cupidigia. Un romanzo ambientato nell’Inghilterra vittoriana, nel quale l’autore descrive una dura guerra economica combattuta a colpi di delitti, ricatti e torbide passioni.

 

Tanti i personaggi, poche famiglie, unico obiettivo: il potere.
Siamo nell’800: in Inghilterra imperversano le carrozze, i ricevimenti, le classi sociali… al di là dell’oceano, in America, l’appena vissuta guerra di secessione. La gente, anche se provata, vuole emergere, è pronta a tutto.
L’attenzione che il lettore investe nell’interpretazione del testo viene ben presto ripagata dalla ricchezza dei dettagli, prima, dalle emozioni provate, poi.
Rievoco una canzone italiana degli anni ’90: “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Ed è qui che riconosco i tratti peculiari dell’autore: Ken Follet è rinomato per il suo stile meticoloso. Solo chi ha tanta pazienza giungerà a collocare, in un mosaico di indiscutibile ricchezza, i tasselli via via raccolti.

Lo scrittore va altresì evocato per i suoi modi bizzarri.

Cito una frase tanto buffa quanto vera: “l’America è così lontana che la mattina impiega quattro ore per arrivare”.

 

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