

Hi readers Sale e Pepe,
oggi vi parlo del libro “Tracce di lui” di A.E. Jensen.
Seconda volta che mi avvicino a questa autrice e seconda delusione. Questo mi è piaciuto più del primo libro, va detto subito. L’ho trovato sicuramente più carino e, soprattutto, meglio gestito nell’insieme, ma non siamo di certo ancora al punto di dire “wow”.
Almeno qui ho avuto la percezione che la storia avesse una direzione un po’ più chiara. Mi resta, però, anche in questo caso, la sensazione che manchi il giusto equilibrio.
La storia ruota attorno a Hank e Finn, due uomini spezzati dal passato. Hank ha perso l’amore della sua vita sette anni prima, un amore così totalizzante da avergli fatto rinunciare persino alla famiglia. Finn, invece, vive da otto anni in fuga dalla propria colpa, senza un nome, senza un posto, finché non crolla – fisicamente ed emotivamente – in una cittadina del Nebraska. È lì che incontra Hank, che lo trova e lo rimette in piedi. E da quel momento, ovviamente, tutto cambia.
Il problema principale, anche qui, è la velocità. Si passa da 0 a 100 in pochissimo tempo. Nel giro di pochi giorni i due costruiscono una relazione solidissima e sembrano praticamente sposati. Anche quando “non si conoscono”, in realtà si conoscono già fin troppo bene. Hank è riflessivo, pacato, sempre attento a non esporsi troppo. Finn è impulsivo, esuberante, emotivamente caotico. Due personaggi molto diversi, e questa cosa funziona… almeno sulla carta. Peccato che la differenza d’età, che poteva essere interessante, venga trattata in modo piuttosto superficiale e solo come una paura di Hank e nulla di più.
Inoltre, gran parte delle loro interazioni si basa sul sesso e sulle confessioni post-sesso o estorte in qualche modo. Lo dicono pure loro, sono più tipi da azioni che da parole, ok, va bene, ma quando l’80% del legame passa da lì, qualcosa per me manca.
Rispetto al primo libro c’è sicuramente più approfondimento emotivo, soprattutto a livello individuale. Come coppia, però, Hank e Finn restano incompleti. Non posso dire che non mi sia piaciuto, perché non è così, è più credibile del primo, mi ha fatto provare qualcosa. Ma, arrivata a questo punto, credo che sia proprio lo stile dell’autrice a non convincermi del tutto. E quindi sì, probabilmente qui mi fermo.




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