Recensione “Testa o Croce” di Erika Lenti

 

 

 

Vinnie ha un solo scopo nella vita: vendicarsi di chi gli ha strappato ogni briciolo di dignità e di speranza, rendendolo un cumulo di macerie e rancore. Nel suo piano nulla è lasciato al caso e non sono ammessi errori.

Violet ha un passato difficile alle spalle, ma non le manca la forza per costruirsi un futuro sicuro e una carriera promettente.

Vinnie e Violet appartengono a due mondi che non dovrebbero mai avvicinarsi, ma il destino sa meglio di loro ciò di cui hanno bisogno. Ed è per questo che le loro strade si incrociano sulla linea di un confine che non dovrebbero mai oltrepassare.

L’oscurità e la luce.

Il diavolo e l’angelo.

Se è vero che gli opposti si attraggono, è altrettanto possibile perdonare per poter ricominciare?

Vinnie e Violet, protagonisti opposti. Lei bianca, lui nero. Occhi azzurri contro l’oscurità della notte. Il silenzio contro lo sproloquiare continuo. La solitudine e la famiglia.

Due anime incapaci di amare, due anime alla continua ricerca di casa. Due mondi paralleli destinati a non incontrarsi mai.

Erika Lenti ha fatto un bel colpaccio con questi due.

Io? Ho assaporato ogni parola e amato questa storia con ogni mia cellula.

O tutti o nessuno. Inizia così il libro. Quattro amici sempre insieme, Alien, Koi, Burner e lui, diventato ormai una bomba ad orologeria. Loro insieme contro il mondo, contro quella società che li vede carnefici, nullità e feccia. Baltimora dove semplicemente non si vive.

“Mi sono ritrovato nel posto sbagliato a fare i conti con una sorte che in quell’attimo più che esaudire sogni si stava divertendo a distruggerli.”

Una notte qualunque, un salvataggio in extremis e quel motto che tanto appartiene a loro metterà fine a quell’amicizia.

“Il sistema ha fatto testa o croce con la mia vita.” Lui la testa da sacrificare.

“No justice, no peace.”

I demoni inizieranno ad invadere la vita di Vinnie, carcerato senza un giusto processo, verrà rilasciato dopo anni  e obbligato a trasferirsi dal padre a Washington.

E poi abbiamo Violet e il suo sogno infranto, la bacchetta con il nastro viola costretta a metterla in un angolo e reinventarsi un nuovo sogno per vivere ancora, per apprezzare la vita.

Il suono della bomboletta spray in tasca a scandire i passi, a scandire quel tempo che scorre inesorabile, a calmare quei battiti impazziti, a riempire quel silenzio assordante.

Il primo bacio… “Vinnie ha rubato il mio primo bacio e per fortuna è stato così dannatamente bello da superare tutte le ipotesi.” e lui… “Ho provato una sensazione di leggerezza, le narici piene del suo profumo, i rumori ovattati.”

“Il colore della sua pelle che si fonde con il mio. Lei la mia tela. Io il suo murales.”

Vedere il mondo a testa in giù e sperare che nella sorte di Testa o croce, questa volta vince il cuore.

“L’errore più giusto che abbia mai commesso.”

Molti temi difficili e delicati sono stati trattati con garbo dall’autrice, inserendoli in punta di piedi, dando il giusto spazio, la giusta attenzione ma non attirando l’attenzione, creando un contesto non scabroso o difficile da digerire, ma ha fatto sì che il lettore si sia adeguato e fatto suo ogni piccolo dettaglio.

ELEONORA

 

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