Recensione “Stupefacente banalità” di Pitti Duchamp

 

 

 

«Vuole essere trattata come una donna o come un cliente?»

«Come cliente, ci mancherebbe!» rispose Mimì senza guardarlo negli occhi.
«Peccato, mi sarebbe piaciuto di più che avesse scelto la prima opzione.»


Lui è il manager di punta di un’azienda produttrice di macchinari agricoli, malato di lavoro. Lei una ex modella con figlio problematico a carico, che tenta di riciclarsi nel mondo dell’agricoltura senza la minima preparazione. Lui fa della calma e del sangue freddo le sue migliori virtù, lei dell’ansia il suo peggior difetto. Tra ricordi dolorosi che affiorano inesorabili dal passato, crisi post adolescenziali di un figlio cresciuto senza padre e problemi economici di ogni sorta, una storia solo apparentemente banale si fa strada tra le piante di ulivo della nostra splendida toscana, diventando piano piano … stupefacente!

Se volete prendervi una pausa dai soliti belli e impossibili, nonché improbabili, e avete voglia di respirare l’aria di casa nostra, delle splendide colline toscane e tuffarvi fra le braccia di un uomo concreto e solido, in molti sensi, allora non potete perdervi il nuovo romance di Pitti Duchamp.

Protagonisti che sembrano banali per una storia che sembra banale ma è tutt’altro. Lui, Raimondo, è un quarantenne agente di materiali agricoli che gira l’Italia in auto e non ha tempo per un impegno serio con una donna e lei, Artemisia, è una madre single di un adolescente problematico che ha appena ereditato la piccola azienda del padre, che vende macchine agricole e naviga in cattive acque. Un incontro particolare, dove subito si intuisce il carattere da eroe buono del protagonista, che si offre di aiutare lei nel lavoro e suo figlio nel carattere e nei grossi guai in cui si è cacciato. Un eroe diverso dai soliti, vuoi comune e realistico, vuoi bello ma a modo suo, di quella bellezza che passa le pareti del cuore, che conquista, che stupisce nei fatti concreti che compie.

Una storia che tocca temi importanti quali le difficoltà di crescere un figlio da soli, i pericoli che un adolescente problematico può correre, vuoi il lavoro precario e le difficoltà economiche, per poi sfociare in un grande amore. Dalla Toscana, dalla sua terra brulla ma ricca di storia, dal duro lavoro nei campi che piega il fisico e innalza lo spirito, si intrecciano le vite dei protagonisti, che unite allo stile sobrio ed elegante dell’autrice, ci mostrano uno spaccato di vita vera che rende stupefacente qualsiasi banalità.

Un ottimo romanzo che consiglio!!

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