Recensione “Sexcation” di Heidi McLaughlin

 

 

 

 

 

Lui è inglese.Lei è americana.Si incontrano in vacanza e concordano sull’usare nomi fittizi l’uno con l’altra.Uno dei due sta mentendo su ogni cosa. L’altro dice la verità.Stanno per avventurarsi in una sexaction, una bellissima vacanza all’insegna del sesso.Ma cosa succederà una volta che tutto sarà finito?

In Sexcation, Story e Jay hanno un appuntamento con il destino: si incontrano durante una vacanza alle Bermuda e dal loro primo incontro è un crescendo continuo di sentimenti.

Si sviluppa così una Contemporary Romance a tutti gli effetti: Jay, un uomo inglese, bello, ricco e circondato da donne ha occhi solo per Story, una donna americana, timida e con una bassa autostima.

I due finiscono a letto senza neanche conoscere il nome del proprio partner: decidono infatti di mentire sulla propria vita e di costruirsi un alter ego in modo da lasciarsi più facilmente una volta terminata la vacanza.

Ma il destino e i sentimenti complicano le cose: la scrittrice, Heidi Mclaughlin, crea, così, un romanzo originale in cui i fatti vengono raccontati in prima persona alternando i punti di vista dei protagonisti stessi in modo tale da riuscire a catturare l’attenzione del lettore senza annoiarlo con un unico lungo monologo.

Fra le massime di vita e i consigli (come ‘Tuttavia, so che è sempre più facile credere alle cattiverie che ai complimenti.’) e descrizioni di scene di sesso o di pensieri lussuriosi che costellano il libro un po’ ovunque, le 260 pagine scorrono velocemente.

Se l’idea di base è da lodare, tutto il resto mi ha lasciato perplessa.

Si nota la buona volontà, da parte della scrittrice, di creare un approfondimento psicologico e delle descrizioni degne di un buon libro ma è un tentativo a vuoto.

Personaggi appena accennati, nonostante la storia complessa che hanno alle spalle; descrizioni che concedono troppo spazio all’immaginazione, senza quindi riuscire a creare l’immedesimazione del lettore nella storia; una scrittura che sembra affrettata tanto da svilupparsi in un crescendo di assurdità fino al finale che lascia stordito il lettore; scene di sesso che non hanno nulla di più rispetto alle avventure di due semplici amanti in camera da letto: insomma per nulla appropriato il soprannome di Jay come ‘Dio del Sesso’.

Se non avesse tutti questi difetti, a parere mio, sarebbe un romanzo degno di nota, invece rimane un romanzo da leggere senza alcun impegno che riesce comunque a tenere compagnia nei momenti di noia: alcune volte viene letto quasi per inerzia con l’unico obiettivo di scoprire come la scrittrice abbia concluso la storia.

L’appuntamento con il romanzo del destino, quindi, non è imperdibile, anzi può essere rimandato tranquillamente a data da destinarsi.

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