Recensione “Purple Innocence” di Hellen C. Worth

 

 

 

 

 

Quello che è rimasto di Sergio, dopo la morte della moglie, è solo un guscio. Il rancore per la figlia a cui attribuisce la colpa per la perdita lo tormenta. Sentimenti come amore e affetto sembrano non poter più essere contemplati nella sua vita ormai ridotta a un limbo offuscato, ma l’irruzione di Viola, un’ingenua ragazza alla pari, lo costringerà a fare i conti con i suoi demoni mettendolo con le spalle al muro.
Chi è il lupo? Chi è l’agnello?
Sensualità e forti sensazioni fanno da cornice a una storia che solleticherà le vostre emozioni.

Tenera, irriverente, contraddittoria: questi sono gli aggettivi che mi sono venuti in mente alla fine della lettura.

Tenera: per la figura di Viola, ingenua (ma forse non così tanto, da qui il contraddittorio), cresciuta in un istituto di suore, lontana dal mondo odierno, preservata da una moralità corrotta.

Irriverente: perché la trama intrigante è ben studiata, intrecciata e incastra un pezzo dopo l’altro in modo perfetto.

Contraddittoria: perché, come ho appena accennato sopra, ho avuto l’impressione che Viola non sia poi così ingenua come l’autrice ce la vuole presentare.

Conoscevo già l’autrice, avendo letto e amato il suo Dirty, e quando ho saputo di questa nuova pubblicazione, fremevo dalla voglia di leggerla. Purtroppo però non ho provato le stesse emozioni e sensazioni regalatemi dal suo libro precedente.

Ma partiamo con ordine:

Viola è una ragazza con un passato pesante da portare sulle spalle: cresciuta in un istituto di suore, dopo essere stata abbandonata da una madre che non era in grado di farle da genitore, non conosce il mondo e viene mandata a fare la collaboratrice per un padre vedovo, con una bambina piccola. Sergio è un uomo spezzato dal dolore che non vede futuro e mal sopporta quella figlia che reputa responsabile della morte della sua amatissima moglie. Sergio, a mio avviso, è una figura molto ben caratterizzata che trasuda dolore e sconfitta, arreso ad una vita che non riconosce più come tale. Due anime così diverse e così distanti a livello generazionale sembrano invece riconoscersi e trovarsi come se fossero nate per questo. In tutto ciò non ho però trovato la scintilla che cercavo e che avevo trovato nella precedente trama. A mio avviso manca il pathos, manca l’emozione della suspence, ho bensì riscontrato una conseguenza di avvenimenti, geniali sicuramente e ben studiati, con un filo logico, ma senza quella trepidazione che fa vibrare la pelle.

In alcuni passaggi ho percepito Viola non troppo ingenua, per questo non molto coerente con la figura cucitale addosso, ma padrona della situazione e non mi riferisco al suo rapporto con Marina, ma al suo confrontarsi con Sergio. La trama è narrata dal pov di entrambi e questo è comunque un modo di scrittura che apprezzo sempre. È una storia corale dove anche i personaggi secondari sono fondamentali, a partire da Sofia, per poi passare a Gloria e ai suoceri, attenti, premurosi e mai invadenti. Le scene di sesso sono ben calibrate, calde al punto giusto, senza mai scadere nel volgare. Ad un certo punto però la storia prende velocità, accade tutto nel giro di un attimo e si arriva all’epilogo, sicuramente ben ponderato anche quello. Comunque, tirando le somme, è un libro che si legge con piacere, un forbidden non troppo tale, ma altalenante quanto basta.

Alla prossima!

BARBARA M

firma Anna

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